Non c'è che dire, mi…

Non c’è che dire, mi piace, e ve la ripropongo!

DDUI EST CUSTU NOTTESTA

Ddui est custu nottesta
Duas tentas de biancu ispaccant su scurìu
Una in terra frimma
Imbùssat is fromas
S’atra sèmpiri movi movi
Nci imbùccant in sa notti e no tòrrant agoa
Sa cilixia at imbussau is vasus
In cust’isporgentzia an-ca no ddui pàssat nemus
Su bentu incrùbat is matas e tìrat is filus de sa sàtia
An-ca nemus prus ispraxit s’orroba
Nci seu lòmpiu a s’atra parti de sa personi tua
Mali posta e dromia
E in d’una pratza ‘e lettu mi nci seu imboddicau
In su callentu de su corpus cosa tua.

C’E’ QUESTO STANOTTE

C’è questo stanotte
Due distese di bianco spezzano l’oscurità
Una a terra immobile
ricopre le forme
l’altra in continuo movimento
penetra nella notte e si ritrae
il gelo ha ricoperto i vasi
su questo terrazzo dove non andiamo mai
il vento piega gli alberi e tende i fili
dove nessuno stende più i fili della biancheria
ho scavalcato il tuo corpo
scomposto nel sonno
e nella parte di letto mi sono avvolto
nel tuo calore

Il brano è dei Massimo Volume, l’album "Da quì". Poche note di chitarra e la voce recitante.

Buona lettura

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22 responses to “Non c'è che dire, mi…

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