Archivi del mese: settembre 2005

soffia nel vento

Bùfat in su bentu

Cantas carrelas un òmine at a deper passizare
inantis de lu poder mutire òmine?
Eya, e in cantos mares una culumba at a deper jumpare
inantis de si pasare in s’arena?
Eya, e po cantas bortas an’a deper progher bombas,
inantis de las bandire pro sèmper?
Sa rispusta, amigu meu, bùfat in su bentu,
Sa rispusta bùfat in su bentu.

E cantos annos at a poder esistere unu monte
inantis de che lu mandicare su mare?
E cantos annos an’ a poder esistere sos òmines
inantis de èsser lassaos liberos?
E cantas bortas un òmine podet pumpiare
e fàgher finta de no bìder?
Sa rispusta, amigu meu, bùfat in su bentu,
Sa rispusta bùfat in su bentu.

E cantas bortas un òmine depet pumpiare in artu
inantis de poder bider su chelu?
E cantas oricras dèpet tènner un òmine
inantis de pòder internder sos ateros pranghende?
E cantos mortos b’an a chèrrer inantis chi issu at a ischire
chi bi sunis tropu mortos?
Sa rispusta, amigu meu, bùfat in su bentu,
Sa rispusta bùfat in su bentu.

Blowin’in the wind
– Bob Dylan –

How many roads must a man walk down
before you call him a man?
Yes, ‘n’ how many seas must a white dove sail
before she sleeps in the sand?
Yes, ‘n’ how many times must the cannon balls fly
before they’re foreverbanned?
The answer, my friend,is blowin’ in the wind,
the answer is blowin’ in the wind.
How many times must a man look up
before he can seethe sky?
Yes, ‘n’ how many ears must one man have
before he can hear people cry?
Yes, ‘n’ how many deaths will it take till he knows
that too many people have died?
The answer, my friend,is blowin’ in the wind,

 

the answer is blowin’ in the wind.
How many years can a mountain exist
before it’s washed to the sea?
Yes, ‘n’ how many years can some people exist
before they’re allowed to be free?
Yes, ‘n’ how many times can a man turn his head
Pretending he just doesn’t see?
The answer, my friend,is blowin’ in the wind,
the answer is blowin’in the wind.
in the wind.

 

 

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incontro con Carlos Montemayor a Quartu S.E. (CA)

"Dai popoli Maya del Chiapas si alza una voce che non intende  togliere spazio a nessuno nel mondo, ma esige che nessuno sia privato di uno suo spazio nel mondo .
 La discriminazione (sotto qualsiasi forma, sia essa politica, razziale, economica o giuridica) è una forma di negazione dell’essere umano, un modo per mettere un uomo contro l’altro, contro se stesso.
 Per questo, la lotta dell’EZLN e il coraggio degli indios zapatisti del Chiapas non sono un fenomeno che riguarda solo il Messico.
 Questa lotta comunque vada a finire in Messico è un frammento nella lotta eterna per l’affermazione della dignità dell’uomo"

 Incontro con:

 Carlos Montemayor
 22 settembre 2005   
 ore 18:00
 Sala Convento Cappuccini Sant’Agata 
 Via Brigata Sassari  
 

 Quartu S.Elena      

    Carlos Montemayor è un esperto di storia dei movimenti guerriglieri, si è occupato di letteratura orale, coordinando seminari di giovani scrittori indigeni. Studioso di lingue indiane, narratore innamorato delle rivolte contadine, poeta delle stagioni, scrittore, giornalista, professore universitario. Sono stati  pubblicati in Italia tre suoi libri: La danza del serpente, La guerra in paradiso, Chiapas: la rivoluzione indigena. 

 "(.) I muri di confine tra Stati Uniti e Messico rappresentano un altro caso di separazione impenetrabile, così come il muro creato dal governo israeliano in Palestina è sinonimo non solo di distanza ma di repressione e appropriazione violenta del territorio. Quando le frontiere non sono sufficientemente funzionali come concetti politici e territoriali, normalmente si convertono in muri di pietra, acciaio o bombardamenti. E non si tratta di un cattivo funzionamento delle frontiere, quanto della tensione insolita e brutale di governi o gruppi di potere concreti. Cancùn, Washington o Genova che si chiudono per impedire le manifestazioni "altermundistas", rappresentano altri crimini di frontiera, che non marcano solo territori ma anche poteri politici ed economici." (c.m.)

sembra quasi…
Sembra quasi, in sere come questa,
che la terra sia un modo di essere,
una dimenticata sensazione. E che si cerchi
come un desiderio nel nostro corpo,
come se nel nostro corpo lo sentisse
l’erba che l’ha coperto,
le piogge che su di esso per tante notti sono cadute.
In sere come questa capisco,
senza fretta, chiaro,
che ogni corpo ricorda la terra che è stato.

traduzione di giovanni gentile marchetti (http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/id_1-issue_01_04-section_2-index_pos_1.html)

http://www.seix-barral.es/fichaautor.asp?autor=48
http://switzerland.indymedia.org/it/2005/06/33443.shtml
http://www.tmcrew.org/chiapas/chiapas2/montem.htm
http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/id_1-issue_01_04-section_2-index_pos_1-author_130.html


Io lo voglio ricordare così, a distanza di dieci anni dalla sua scomparsa.
Ciao Sergio … continuerai a passare sulla terra … leggero.

 

XXXVI

Notesta cun pintzas de pillu ‘e latti
m’apu obertu su petus e apu scipiu
de tènniri unu coru africanu

XXXVI

Stanotte con pinze di panna
mi sono aperto il petto e ho scoperto
di avere un cuore africano

Sergio Atzeni (da "Due colori esistono al mondo
Il verde è il secondo" – Ed. Il Maestrale – 1997)


"Mir guidò le dieci genti fino al cuore dell’isola. Trovò un monte cavo. Per accedere alla cavità dovemmo infilarci in una fessura larga il torace di un uomo e lunga venti braccia. Un pendio ci portò alle viscere della terra, dove non cresce più l’erba, dove non arriva luce, sotto i sentieri e le vigne. (…) Al termine del cammino sotterraneo trovammo un cerchio di terra con un raggio di dieci braccia. A metà della notte vedemmo la luna da una fessura della roccia , alta sopra le nostre teste. La luna illuminò il cerchio. Mir disse nell’antica lingua " t’Is kal’i ". La frase diventò nome del luogo."
 da … "Passavamo sulla terra leggeri."

 

 

http://www.paradisola.it/news/news_item.asp?NewsID=305

http://www.radio.rai.it/radioscrigno/trasmettiamo/trasmettiamo_lancio.cfm?Q_IDSCHEDA=383