Archivi del mese: ottobre 2005

Shardana di Mas-Oneh Bran'hu.

Gli occhi… si, quegli occhi li aveva già visti alla festa del paese.
Oggi, quegli occhi, nella festa mascherata della trebbiatura, quello sguardo penetrante, come quella volta, gli faceva ribollire il sangue.
Dietro quella maschera che le copriva il viso, ma liberi gli occhi, c’era lei, quel giorno, come oggi. Da sempre sognata,immaginata, oggi realtà.
Lontano dai rumori e suoni della festa si erano presi e amati.
Da allora ogni volta come la prima volta.
I capelli castani sciolti di lei, nei chiaroscuri della luna, profumavano di spezie perdute, e il maestralino faceva il resto spargendo nell’aria il suo profumo.
Lui, Urur, un fiero shardana, figlio di transumanti provenienti da Tiscali, preso da una passione senza fine.
Dopo tanto peregrinare nei paesi lontani del grande mare tondo, aveva si conosciuto mille e più donne che potevano somigliarle, ma lei era unica. Lhika, la figlia di un fabbricante di fassonis della piana di Oru’e’Istainis vicino a Othoca.
Questa è l’ultima notte da passare insieme, domani, alle prime luci dell’alba partirà con gli altri di nuovo per i luoghi perduti, forse per non ritornare più. Ma questo è il suo cammino, così è scritto, questo è il suo destino. L’avevano messo in conto. Se tornerà a Mas-Oneh Bran’hu questa volta non la lascerà più, se tornerà.

Un ultimo profondo sguardo a cercarsi negli occhi, un ultimo bacio. E il tempo nella meridiana è già scaduto.

Questo pensava e vedeva a occhi aperti Mi-Hali, il discendente diretto di Urur, dal ponte della nave Tirrenia, con una laurea in tasca ma senza un centesimo nel portafogli; destinazione continente, alla ricerca di un lavoro.
Ad un tratto un brivido nella schiena, uno sguardo fugace di una ragazza gli passa davanti, gli stessi occhi di Lhika. Ma lui gli occhi di Lhika non li aveva mai visti, forse un’allucinazione, forse. Sparisce di nuovo, un allucinazione?
Mentre la sua mente vaga altrove, lo sguardo fisso nella scia spumeggiante della nave; una lacrima gli solca il viso. Gli auricolari del "ipod" bene inseriti e il bavero della giacca sollevato lo aiuteranno a coprire il rumore costante del motore e una scolaresca chiassosa in gita che si aggira nei meandri della nave. Meglio sentire un po di buona musica, meglio.
Ma anche Mi-Hali, discendente diretto di Urur, shardana di Mas-Oneh Bran’hu, un giorno tornerà, e quel giorno può essere già oggi.

"L’abitudine"

Ora è la sera
morbida e chiara
bacio di ponente soffice
sulle nostre labbra aride

E di fine odora già l’abitudine

Notte, la nera
un sudario avvolto su di noi
spegne la sera
e fruscia la sua falce presaga

E di fine odora già l’abitudine

Ora la fine è già un’abitudine.
(Marlene Kuntz – da "Ho Ucciso Paranoia")