Archivi del mese: febbraio 2006

Due mondi

Dus mundus

Unu mundu de pressi
e un atru prus a bellu
bìvint su matessi tempus
respirant su matessi bentu

Un omini de pressi
e un atru prus a bellu
bìvint su matessi tempus
respirant su matessi bentu

DUE MONDI (Tre Allegri Ragazzi Morti)

un mondo veloce
e un altro più lento
vivono lo stesso tempo
respirano lo stesso vento

un uomo veloce
e un altro più lento
vivono lo stesso tempo
respirano lo stesso vento

piccolo assaggio in mp3

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Ricordi

"Murphy apparteneva alla schiera di quegli eletti il quale esigono che ogni cosa ricordi loro un’altra." Samuel Beckett – "Murphy"  

Ricordo, ricorda, ricordare, memento, esercizio mnemonico. A che serve, ricordare, se poi tutto ciò che ti circonda, "ricorda" la presenza della menzogna. Nel tramandare il ricordo, fra un passaggio e l’altro, viene coartato, sminuzzato, travisato il ricordo … di ciò che si doveva ricordare. Ricordare a chi giova, qui prodest? A se stessi, per non cadere nella trappola dell’inganno di chi vuole che le cose si ricordino differenti alla loro oggettività reale. Perciò si dice che si sta ricordando ma in realtà si sta revisionando l’accaduto, plasmandolo alle proprie convenienze alle proprie convinzioni soggettive, al punto che il ricordato è cosa "altra" rispetto all’accaduto. A quel punto si parlerà solo del ricordo come risultato di una memoria "orientata"; Così accade che chi combatté per la libertà della propria terra stuprata dall’anfibio dello straniero, venga annoverato fra chi  combatté contro. Tutti nello stesso calderone, tutti colpevoli o assolti. Cosicché i Partigiani e X MAS, nel rimbalzo dei ricordi rivisitati revisionati, furono violenti, a meno che non si dica che entrambi furono dalla parte di una "ragione". Quindi chi ricorda coartandone il ricordo ha ottenuto il risultato sperato,: far ricordare il dimenticato in un "nuovo” ricordo. A questo pensavo mentre scrivevo il post che parlava di Bardaneri, seduto nella sedia a dondolo, con un libro che parlava di un certo Murphy, personaggio "raccontato" da Samuel Barclay Beckett di cui, nel rimando dei ricordi enciclopedici, si ricordava l’anno ma non il mese in cui Beckett nacque nella dimora di Cooldrinagh a Foxrock, quartiere periferico di Dublino, in un giorno non meglio precisato del 1906, poiché nel "ricordo” dei registri anagrafici si trovano delle incongruenze. A questo pensavo su ciò che pensava e ricordava Bardaneri, per cui una cosa che era stata dimenticata gli ricordava un’altra che si cercava di dimenticare, associando una cosa che gliene ricordava un’altra, con un rimando continuo, in un caleidoscopio di frammenti di "ricordi", forse, sbiaditi.

Intanto… tempus fugit.

 

 


Nei recinti dell'uomo bianco

Giusto stamattina stavo mettendo ordine alle mie cose. Come al solito trovo cose sepolte dalla polvere dell’oblio un sacco di documenti foto volantini libelli,e …. un fogliettino con versi di un indiano, nativo americano, versi che avevo allora sottolineato, che gli "indiani" cantavano appena giunti nelle riserve.Ve lo propongo, visto che (in periodo di par condicio) ultimamente sto cercando di non pensare ai nostri politici o a quello che dicono; in attesa del fatidico 9 aprile mi do alle letture giovanili, anche perchè chi mi dovrebbe rappresentare sta sparando cazzate immani. Preferisco non sentirle.

"cacciato nel recinto dell’uomo bianco,
ho sepolto la mia ascia,
ho sepolto il galoppo del mio cavallo,
mi resta la vita,
mi resta la vita,
fiera come un colpo d’ascia"

Per documentarsi ho spulciato anche un po di link, l’argomento è vastissimo.
Come aperitivo di lettura credo che basti.
     
nativi americani e anche …  indians  canti e poesie

un etnia a caso!?…. CHEYENNE     La tribù dei Cheyenne, sicuramente una delle più famose e gloriose, viveva sembra nella zona dell´attuale Minnesota, ma sotto la spinta di altre tribù (Ojibwa) fu costretta a migrare verso le pianure del ovest. I Cheyenne erano di lingua Algonchina e pare che il nome fosse stato dato loro dai Francesi che nei primi incontri notarono che i Cheyenne, non avendo ancora i cavalli, impiegavano i cani(Chien in francese) per trasportare i loro beni. Nella loro lingua essi chiamavano se stessi Dzi-tsis-tas (Gente Uguale). Con la migrazione essi cambiarono modo di vivere diventando dei tipici cacciatori nomadi delle pianure. La tribù si divideva in "Settentrionali" e "Meridionali" e mentre la prima era stretta alleata dei Sioux, la seconda viveva e cacciava con gli Arapaho. I Cheyenne furono dei guerrieri indomiti e dopo il massacro di donne e bambini subito a Sand Creek lottarono per oltre venti anni contro le Giacche Blu guidati da capi come Naso Aquilino e Coltello Spuntato. Presenti anche nella famosa battaglia di Little Bighorn, dove fu sconfitto il 7° cavalleggeri di George Custer, vennero infine rinchiusi in alcune riserve nelle quali ancora vivono i loro discendenti.

infine …

Tatanka Iyotanka
Toro Seduto – ca. 1831 – 1890

… che vegli su di noi

 


SALVIAMO LA COSTITUZIONE

Salviamo la Costituzione!
Aggiornarla, non demolirla

Quindici consigli regionali presentano in Cassazione la richiesta di consultazione popolare. La Sardegna è la prima regione a decidere il ricorso alle urne per abrogare le riforme volute dalla Lega di Bossi. È per la prima volta nella storia della Repubblica che l’articolo 138 della Costituzione serve ai Consigli regionali per chiedere un referendum popolare confermativo.  Una consultazione che sarà valida indipendentemente dal numero dei votanti per decidere se la devolution avrà un futuro modificando strutturalmente la Costituzione.  Sarebbe stata sufficiente l’iniziativa di 5 assemblee, invece alla capofila Sardegna si sono unite altre 14 regioni. Ieri sono state depositati i documenti alla Corte di Cassazione. Ora i giudici hanno trenta giorni di tempo per deciderne l’ammissibilità.Parallelamente alle assemblee regionali si stanno muovento i vari comitati per la raccolta di almeno 500.000 firme così come previsto dall’art. 138 Cost.(entro il 13 febbraio), per chiedere il referendum popolare confermativo La Raccolta firme per il referendum contro la devolution (o meglio contro il progetto di riforma della II^ parte della Costituzione) promosso da Salviamo la Costituzione, il cui Comitato è presieduto dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro

Tutti i materiali, tavoli di raccolta, appelli ecc. nel sito


Carrasecare in Sardinna – Carnevale

Tempus de Carrasecare

avremmo perduto la memoria stessa
insieme alla lingua,
se il dimenticare fosse in nostro potere
così come il tacere

Tacito  – Agricola 2,3

Alii vestiuntur pellibus pecudum
alii assumunt capita bestiarum

Altri si vestono con pelli di pecora,
altri indossano teste di animali

(Cesario di Arles, VI sec. d.c.)

Mamuthones
Il ritmo è cadenzato, possente. La Sardegna, una delle terre europee più ricche di tradizioni popolari, conserva a Mamoiada, centro nella Barbagia di Ollolai, l’arcaico rituale dei Mamuthones e degli Issohadores . Se non è possibile, oggi, definirne con certezza le origini, lo sviluppo di tale mascheramento appare evidente in Europa nel Basso Medioevo, e il suo radicamento in epoche e contesti precristiani.
A Mamoiada questa tradizione continua a mostrarsi, pur nelle varianti richieste dal continuo mutamento della Storia. La struttura del rituale conserva ancora un fascino antico e misterioso, condiviso con i mascheramenti invernali delle popolazioni montanare europee e mediterranee, particolare nella serietà e forza delle nere maschere lignee, nel suono e nel ritmo di danza e campanacci, nel colore e nelle funi di giunco degli Issohadores.

I Mamuthones , con visera lignea nera(maschera facciale) fermata da un fazzoletto scuro, mastruca nera (pelle di pecora senza maniche) e garriga (gruppo di campanacci), si dispongono incolonnati su due file, creando uno spazio all’interno. Una fila procede a piccoli passi, andando avanti col piede sinistro, retrocedendo col piede destro; la fila opposta, avanza col piede destro e retrocede col sinistro. Entrambe le colonne modificano il passo di danza con una variante di tre piccoli passi eseguiti più velocemente.

Gli Issohadores , con un corpetto rosso e pantaloni bianchi, panno frangiato, cintura di piccoli sonagli, lungo laccio ( soha ) e cappello nero ad ampia falda, si dispongono all’esterno, davanti, al centro e dietro, lasciando solo a uno il compito di coordinamento e di guida. La funzione esteriore appare quella di garantire lo svolgimento del rituale e di catturare prede, oggi prevalentemente femminili, con la soha . quasi a riaffermare e riproporre le modalità dell’azione che ha portato al dominio del gruppo che controllano.


S’Urthu e su ButtuduLe maschere predominanti nella “trenodia” carnevalesca sono quelle bestiarie che propongono travestimenti traslati dal mondo animale: montone-toro, muflone, pecora, cavallo. Denominare “buttùdos”, da “buttùdo” montone non castrato, o “mascheras bruttas” in contrapposizione alle “mascheras limpias” (maschere pulite del carnevalone), vennero dal Wagner così esemplificate: ”maschere cenciose e sudice, dal vestito a sbrendoli, ricoperte di pelle, tinte di fuliggine,che l’ultima sera di carnevale cantano parodie carnevalesche e impauriscono i ragazzi e le ragazze”.

I "BOES E MERDULES" Sono maschere tipiche del carnevale di Ottana, un paesino in provincia di Nuoro da cui dista poco più di 20 chilometri, all’inizio della valle del Tirso e ai margini della Barbagia di Ollolai.
I "Boes e merdules" rappresentano un bue ed il suo padrone. Riassumono quello che era anticamente la vita nel piccolo centro, quando avere un giogo di buoi era quasi tutto, se non tutto, quello che si possedeva e significava comunque essere benestanti.
Questo fino agli inizi degli anni settanta, quando nelle vicinanze del paese, sorse un’industria petrolchimica che ne ha cambiato radicalmente sia gli usi che i costumi.
Il radicale mutamento del modo di vivere non ha però intaccato la tradizione delle maschere lignee dei "Boes e merdules". Perciò durante tutto il periodo del carnevale, le vie del paese sono percorse da vari gruppi di merdules, sia organizzati che spontanei, che fanno risuonare il loro pesante carico di campanacci intrecciati su larghe tracolle di cuoio, scrollandoli ritmicamente per tutta la giornata fino a sera.

ringrazio SLY per il suggerimento


Offlaga Disco Pax: tutto il resto è desistenza.

Non  ci sono più i CCCP, i CSI, i Massimo Volume?

Tranquilli ora ci sono gli Offlaga Disco Pax 

L’esordio dell’improbabile trio reggiano. Un esperimento elettrocomunista con ideologie a bassa intensità. Testi non cantati ma recitati, intelligenti e acuti come pochi. Musiche elettroniche ed essenziali che richiamano, come i testi, gli anni 80. Un disco che non può lasciare indifferenti e che ha fatto parlare molto di se.

Gli Offlaga Disco Pax vengono da Reggio Emilia e propongono ciò che qualcuno ha definito "Elettronarrativa Elettorale". Si sentono apocalittici, integrati, naif. Armati di elettronica vintage e di un’attitudine tra CCCP e New Order, sonorizzano storie ed eventi reali con un linguaggio nuovo, unendo l’eredità storica e sonora dell’Emilia. Il loro esordio si intitola: Socialismo Tascabile (Prove Tecniche di Trasmissione), un disco che ha lasciato il segno nell’anno dispari 2005.

dal post di martedì, 08 giugno 2004 (in splinder)

Offlaga Disco Pax racconta delle storie, quasi tutte vere,
sulle merci e la loro importanza per comprendere i cambiamenti
Offlaga Disco Pax racconta storie, quasi tutte vere,
di politica, verginità e altri beni di consumo.
Offlaga Disco Pax racconta storie, quasi tutte vere,
degli anni ottanta, degli anni novanta, di adesso.
Offlaga Disco Pax racconta storie, quasi tutte vere,
di questa città inutilmente bella.
Offlaga Disco Pax rifiuta la socializzazione delle perdite
e ritiene la vostra esistenza approssimata per difetto.
Offlaga Disco Pax è la rivolta di un irrinunciabile
quattordici luglio: la presa della Bastiglia del nostro cuore bambino.
Offlaga Disco Pax: la memoria sta seduta a tavola di qualche
misero caffè e non fa sconti comitiva.
Offlaga Disco Pax, tutto il resto è desistenza.

Enrico Fontanelli: moog, casiotone, basso, pensiero debole
Daniele Carretti: chitarre, basso, basi elettorali, mutuo quinquennale
Max Collini: voce, testi, ideologia a bassa intensità

Buon Ascolto blogadores!