Archivi del mese: gennaio 2007

Guerra alle guerre

Ballata della guerra
 – Edoardo Sanguineti –

dove stanno i vichinghi e gli aztechi,
e gli uomini e le donne di Cro-Magnon?
dove stanno le vecchie e nuove Atlantidi,
la Grande Porta e la Invincibile Armata,
la Legge Salica e i Libri Sibillini,
Pipino il Breve e Ivan il Terribile?
tutto è finito, lì a pezzi e a bocconi,
dentro le molli mascelle del tempo:
qui, se a una cosa non ci pensa una guerra,
un’altra guerra ci ha lì pronto il rimedio:

dove stanno le Triplici e Quadruplici,
la Belle Epoque e le Guardie di Ferro?
dove stanno Tom Mix e Tom Pouce,
il Celeste Impero, gli Zeppelin, il New Deal,
l’Orient Express, l’elettroshock, il situazionismo,
il twist, l’o.a.s., i capelli all’umberta?
tutto è finito, lì a pezzi e a bocconi,
dentro la pancia piena della storia:
qui, se a una cosa non ci pensa una guerra,
un’altra guerra ci ha lì pronto il rimedio:

oh, dove siete, guerre di porci e di rose,
guerre di secessione e successione?
oh, dove siete, guerre sante e fredde,
guerre di trenta, guerre di cento anni,
di sei giorni e di sette settimane,
voi, grandi guerre lampo senza fine?
finite siete, lì a pezzi e a bocconi,
dentro il niente del niente di ogni niente:
qui, se a una guerra non ci pensa una pace,
un’altra pace ci ha lì pronta la guerra:

principi, presidenti, eminenti militesenti potenti,
erigenti esigenti monumenti indecenti,
guerra alle guerre è una guerra da andare,
lotta di classe è la guerra da fare:

Un NO fermo e deciso al rifinanziamento di qualsiasi e qualunque guerra,

in modo palese o (mal)celato sotto mentite spoglie.

… che questo Governo si ricordi dei voti presi dall’elettorato c.d. pacifista.
… le tornate elettorali, appunto, ritorneranno, e noi non dimentichiamo!!!

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Ciao Luigi, ciao

Avrei preferito postare qualcosa, ma lo farò in futuro imminente, su Tenco, Cantautore (con la C maiuscola) che ha anticipato un po tutti gli altri per le tematiche sociali e sentimenti profondi vicini alla persona, in particolare in quegli anni di boom (vero o falso) economico. Per ora punterò l’attenzione su quell’ultimo fatto che lo portò 40 anni fa a quel gesto estremo. Il 27 gennaio 1967 Tenco infatti si suicido’ con un colpo di pistola, in una stanza dell’Hotel Savoy di Sanremo, mentre era in corso la manifestazione canora sanremenese. Tenco si uccise dopo l’eliminazione al ripescaggio della canzone "Ciao amore ciao" che cantava in duetto con l’amata Dalida.

iL SUO testamento spirituale (scritto in un biglietto):-
"Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente 5 anni della mia vita. Faccio questo non perchè sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda "Io tu e le rose" in finale e ad una commissione che seleziona "La rivoluzione". Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno.
Ciao. Luigi

biografia di luigi tenco

associazione culturale

Ciao Amore Ciao
– Luigi Tenco

La solita strada, bianca come il sale
il grano da crescere, i campi da arare.
Guardare ogni giorno
se piove o c’e’ il sole,
per saper se domani
si vive o si muore
e un bel giorno dire basta e andare via.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,
andarsene sognando.
E poi mille strade grigie come il fumo
in un mondo di luci sentirsi nessuno.
Saltare cent’anni in un giorno solo,
dai carri dei campi
agli aerei nel cielo.
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Non saper fare niente in un mondo che sa tutto
e non avere un soldo nemmeno per tornare.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.


Foghidoni e … pan'e saba

San’Antoni de su fogu (Sant’Antonio Abate) 16 gennaio
Festa che si perde nella notte dei tempi, si svolge con l’accensione di un falò nella notte del 16 gennaio (vespro della ricorrenza) "su foghidoni", "Su fogonne", "Sa tuva", così chiamato a seconda degli idiomi locali sardi, attorno al quale si festeggia per tutta la notte. Ogni anno in diversi centri dell’isola è attualmente celebrata una messa solenne. I festeggiamenti sanciscono l’inizio del carnevale. Il falò è preceduto dalla raccolta della legna, grossi tronchi e frasche, che coinvolge gran parte della comunità locale. Il 16 notte dopo l’accensione del falò si degustano vini locali e sopratutto il pane de saba, con ricette che variano a seconda della località. Quì sotto ho riportato la ricetta presa in prestito dal sito di Laconi (centro del Sarcidano), luogo non lontano da Mas-Oneh Bran’hu (antico villaggio del Src-dan) in cui spesso transito e vi staziono.

pane ‘e saba

PANI ‘E SABA (Pan di Sapa)
Ingredienti:
noci (nuxi), mandorle (mendula), nocciole (nucciola), uva passa (pabassa), saporita, sapa di fichi d’India (saba de figu morisca), pinoli (fruttu de oppinu), frutta secca (frutta siccada), farina (farra), semola (simbula), lievito (framentu)
Pulire e tagliare a piccoli pezzi la frutta secca precedentemente fatta tostare. Versare in una terrina capiente la farina e la semola il lievito a pezzetti, la saporita, la buccia d’arancia essiccata e tagliata a strisce sottili e l’uva passa, mescolare il tutto impastare versando a piccole dosi la sapa fino a ottenere un composto morbido e ben amalgamato. Per ultimo aggiungere al composto la frutta secca con un po’ di sapa. Lasciare lievitare il tutto per due giorni e due notti, il terzo giorno dividere il composto creando delle pagnotte forandole nel mezzo in modo da ottenere delle grosse ciambelle che verranno poi adagiate nei canestri cosparsi di semola dove verranno decorate con noci e mandorle. Infornare per circa un’ora, a cottura ultimata si immergono le forme nella sapa che e’ stata fatta bollire con i pezzi di buccia d’arancia. Cosi’ bagnate di sapa si adagiano nuovamente nei canestri il cui fondo e’ stato ricoperto di alloro (elemento questo fondamentale per dare al dolce un gusto particolare).Per finire si decora con i diavoletti.

buon divertimento e buon appetito


Lentamente muore

A bellu a bellu morit
(P. Neruda)

A bellu a bellu morit
chie diventat isciau de su ghetu,
torrande a fagher cada die sas matessi stradas,
chie no mudat passu,
chie no iscramentat a mudare colore a sos trastos,
chie no allegat a chie no conoschet.

Morit a bellu a bellu chie discansat sa passione,
chie preferit nigheddu a su biancu
e sos puntnos a sas "i"
prus a prestu a unas cantas emossiones,
propriu cuddas
chi faghen lugher sos ocros,
sas chi faghen
de unu caschidu unu errisu,
sas chi faghen tracheddare su coro
inantis de s’errore e a sos sentimentos.

A bellu a bellu morit
chie no zirat francas a susu sa mesa,
chie no est cuntentu in triballu,
chie no arriscat sa tzertesa
po no esser seguru de sighire unu bisu,
chie no si permitet
a su mancu una borta in bida
de fughire a cunsizos sensaos.

A bellu a bellu morit chie no biazat,
chie no leghet,
chie no ascurtat musica,
chie no agatat grassias in issu matessi.
Morit a bellu a bellu
chie isperdet sos sentidos suos,
chie no si lassat azudare;
chie colat die pro die lamentosu
de sa propria malasorte o
de sa temporada.

A bellu a bellu morit
chie lassat unu prozetu
inantis de lu comintzare,
chie no faghet preguntas
in materias chi no conoschet,
chie no rispundet
cando li preguntan
cosas chi conoschet.
Discansamus sa morte doses minores,
amentandesi semper chi su de esser bibos
abisonzat de unu’isfortzu
meda prus mannu
de su chi serbit po respirare.
Petzi una passiensia alluta
at a cromper
una dèchida felizidade.

Lentamente muore

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e’ infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
 
Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicita’.

(P. Neruda)