Scirocco.

Il caldo si faceva sentire già da diversi giorni, ma all’interno del bar (su tzilleri) quello della loro infanzia, erano state montate le pompe di calore, quindi, beh! pensavano tutti, poco male se lo scirocco (su bentu ‘e sole) soffiava e seccava tutto quello che trovava. Loro erano dentro a raccontare e raccontarsi, non più giovanissimi, su ciò che era stato (is contus de forredda) che erano stati  nei tempi in cui l’hi tech, o come diavolo si chiama, era almeno nella testa di tutti avveniristica e molto lontano da arrivare. Il gioco preferito da tutti era il flipper, 50 lire e via, partite interminabili, a dare colpi laterali, svirgolettare, e scommettere. Altri al biliardino, dove se si era a secco di quattrini, allora ci si ingegnava con un fil di ferro a gancetto per tirare la leva che liberava le palline, tutto sotto gli occhi del barista che non vedeva l’ora di chiudere e che pensava ai giorni passati in continente, dove si sgobbava parecchio, e dove aveva fatto i soldi per aprire quel bar al paese. Anche se si accorgeva che i ragazzi lo "imbrogliavano", faceva finta di niente perché tanto prima o poi quelle monetine, le poche, finivano li dentro, ma poi perché forse era un modo per impegnarli e non farli pensare ad altre bravate, magari più rischiose. I soldi certamente erano pochi, anzi pochissimi. Si parlava di questo fra i coetanei, sparsi durante l’anno nei vari punti cardinali del territorio nazionale, e non solo. Due di essi avevano trovato lavoro nel nord , alla fiat, uno si era dovuto arruolare negli agenti di custodia, uno aveva aperto una officina al nord est, un altro ancora cambiava lavoro di frequente per via del suo carattere un po’ ribelle che lo faceva litigare, anche se era una pasta d’uomo.Il più tranquillo e taciturno aveva lavorato nelle piattaforme petrolifere e di parlane ne aveva poca voglia ma sorrideva ed annuiva a sentire le storie dell’infanzia passata al paese. Tutti dentro al bar a ricordare, bere birra, sorridere, tutti a raccontare in "limba" perché quella era la lingua per comunicare; dove passavano la maggior parte dell’anno non era comprensibile comunicare con essa, ma qua era diverso, si tornava almeno nel racconto bambini, "a pitzinnu mi torro", le scorpacciate di ciliegie a danno del vicino, le gare di fionda sulle cavallette e lucertole.
Bevuto l’ultimo sorso, tutti pronti per uscire, lo scirocco ha lasciato il posto al fresco maestrale (bentu estiu).
Questo è il quadretto che vedeva, mentre era su al nord, uno di loro, che quest’anno non è potuto tornare; quelle ferie tanto bramate e sperate, quest’anno non potranno essere usate, i soldi sono pochi e il mutuo da pagare è alto. Si rifarà l’anno prossimo, pensava, mentre guardava le foto scattate alcuni anni prima, coi suoi amici, sempre li al bar, a su tzilleri di quando si era ragazzi.
E un altro anno è passato.

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10 responses to “Scirocco.

  • paniecasu

    ciao carissimo, quand’è che ci beviamo qualcosa insieme?

  • Bardaneri

    olà, p. & c., fai un fischio e poi si vedrà, scirocco permettendo.
    Intanto se ce la faccio vado a sentire i bandabassotti.

    saludos

  • napartaud

    …con le tue parole di sottofondo, quasi non sembra passare il tempo…
    Au revoir.

    Sinceramente e teatralmente.
    R.M.N.

  • ROSALUNA37

    Su tzilleri… conosco queste esperienze, dall’altra parte della barricata ! Lontano dalla mia terra, ma frequentato da tanti paesani.. stesse esperienze ovunque Bardanè .. un ritrovarsi ovunque.

  • perlasmarrita

    Mi piace molto molto questo racconto…. sospeso tra passato e presente, tra storia e memoria… con allo sfondo la terra tonda di mezzo.
    Mah… a me piace come scrivi Bard. Forse sei solo un po sintetico… se tu ci mettessi mano questo racconto, a mio avviso, ha le basi per essere un racconto lunghissimo 🙂
    Ciao :))

  • anonimo

    O Bard,
    su tzilleri è uno di quei luoghi “non luoghi” come li definisce Auget…Eppure il fascino è irresistible. Però la tristezza del finale èun qualcosa che vorrei non si avverasse mai per nessun sardo he ha a cuore la sua terra…E’ il mio incubo peggiore.
    su maistu

  • perlasmarrita

    Ma il flipper lo hai aggiunto dopo?
    Boh? a me sembrava non ci fosse prima.
    Bard, buona domenica.
    Un grande abbraccio 🙂

  • Bardaneri

    verissimo Perlina, il flipper l’ho aggiunto dopo varie peripezie, splinder ultimamente sta dando problemi,
    saludos

  • perlasmarrita

    Cero che tra splinder che va per i fatti suoi e la tua connessione a carbonella ( ch si sa con il caldo non è ben gradita!)… tu ci stai poco o niente in rete eh?
    Buon inizio settimana Bard 🙂

  • nheit

    Il gioco preferito da tutti era il flipper, 50 lire e via…
    nel bar del quartiere qui in città odore aspro di tabacco e vino e di gelati sfusi imbevuti quasi in ghiaccio , anch’io giocavo nelle estati calde a flipper con i maschi,
    e vincevo pure,
    sino a che da casa mi trascinavano via incupiti ricordandomi a lagna che ero una bambina femminuccia per bene.
    la gente crogiolo di dialetti inurbati di recente nel quartiere raccontava di is contus de forredda di “su tzilleri”
    “su bentu ‘e sole” “su bentu estiu” …
    Barda,
    sono ricordi vivi cui si ritorna spesso nel pensiero
    e tu li prendi adagio nelle mani li maneggi come preziosa merce
    e li racconti come fosse adesso.

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