Archivi del mese: agosto 2007

Giorno di festa.

Celebrationa day.

 

Le cronache narrano che nel 1970 i Led zeppelin per la registrazione del loro terzo disco ("Led Zeppelin III") si rinchiusero letteralmente a Bron-Yr-Aur", una dimora isolata nel Galles priva di elettricità. Fra influenze folk celtiche  (Bron-Y-Aur Stomp ne è l’esempio), psichedeliche (Tangerine), acustiche e blues, "Celebrationa day" è il brano che da una carica emotiva in senso hard rock su chi l’ascolta.
La schitarrata di Jimmy Page, che fa da incipit, suona come il fischio del capotreno, annunciando il viaggio musicale che questo brano ti dona; se ascoltato alcune volte di seguito, poi, ti da la sensazione di movimento e, in un certo qualmodo, di vertigine tipica dei lunghi viaggi.
Pezzo dunque "hard" trainante e forte musicalmente con la voce tagliente di Robert Plant. Insomma, per chi piacciono, questi Led Zeppelin non hanno una dimensione temporale: in una parola immortali.
Da ragazzino li ascoltavo di frequente, si può dire che i "nastri" venivano letteralmente consumati. In quegli anni circolava l’album con una copertina curiosissima, nel CD invece non ti dà lo stesso effetto, anche il suono è un po freddo. La cover cartonata del L.P. piena di figure a mo di decupage, con farfalle e velivoli di ogni tipo, un ventaglio, una pannocchia, l’immancabile Zeppelin, e dunque tante altre figure su sfondo bianco con variopinti colori psichedelici in voga quegli anni, la rendevano piuttosto singolare. C’è persino chi vi ha letto messaggi cifrati in senso demoniaco (ma forse di più in Led Zeppelin IV), vista la mania e l’attitudine di Jimmy Page per la magia nera. Ma in noi che l’ascoltavamo queste cazzate non interessavano; era il suono a catturare l’attenzione, la forza di quel suono.
Ero proprio ragazzino quando a casa di amici lo  mettevamo sul piatto, volume sostenuto e frigitoria del disco compresa. Che  tempi! si direbbe.
Ma non è di questo che mi interessa parlare. A distanza di anni ti interessa anche vedere e sezionare i testi, visitarne i significati con annesse sensazioni. Fra i brani di questo album, dicevo, "Celebrationa day" rappresenta quello che più mi cattura. Un passaggio in particolare: "C’è un treno che parte dalla stazione/Diretto alla tua destinazione/Ma il prezzo per andare da nessuna parte/E’ aumentato di un altro dollaro/…/E se vai a piedi ci arriverai lo stesso/Anche se ci vuole un po’ più di tempo/E quando lo scorgerai in lontananza/Ti stringerai le mani e gemerai"
Dunque l’idea di "andare da nessuna parte", "to nowhere", "in neddube" si direbbe in limba, che mi affascina. Vale a dire, muoversi per andare in un non-luogo; parrebbe una contraddizione in termini, ma non lo è. Chi ha letto i miei post sa di cosa parlo. Io ramingo in questi non-luoghi, in continuo spostamento nelle vie dei transumanti,  in cerca del non luogo di destinazione, to nowhere; magari in quell’esedra che ritorna di tanto in tanto. Quel posto da raggiungere con tutti i mezzi a disposizione ma … il testo dice "se vai a piedi ci arriverai lo stesso/Anche se ci vuole un po’ più di tempo".
Anche dietro un gregge in transumanza. Con calma, senza fretta, senza l’ansia del tempo tiranno. Ci arrivi comunque "alla tua destinazione".

Saludos

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Stanze …di vita

Aposentos

Dies
comente dies
de mantènnere
O s’incapas
In carchi ghetu
gastaos
chene fortza.
Dies
comente aposentos
E in foras non b’est nudda
in foras non b’est nudda
crede a mene
in foras non b’est nudda
foras de sos colores chi za conosches

STANZE
Giorni
come giorni
da tenere
O forse
in qualche modo
spesi
senza forza
Giorni
come stanze
Stanze
E non c’è niente fuori
non c’è niente fuori
credimi
non c’é niente fuori
tranne i colori che già conosci

di Massimo Volume (STANZE)


Stanze di …vita vissuta

Quasi spenti gli echi ferragostani. Giorni in cui il riposo è d’obbligo; il divertimento è d’obbligo (Ma non si evadeva dagli adempimenti?!). In quella/questa settimana, quei due tre giorni, tutto può, deve, accadere; di piacevole, ovviamente. Però… posti comodi, ma noiosi; posti interessanti…  ma scomodi. Sisalvichipuò! Mare, monti, macchine, ingorghi, file, gente, folla, caldo, suoni, rumori, zanzare. Sisalvichipuò!
Oggi, Sssshhhhhh, tutto (o quasi) è finito. Puffff svanito. Fino al prossimo anno. Nuovogironuovodivertimento. Meteo permettendo. Verso altre mete, altri luoghi, last minut, No-alpitour, vacanze organizzate, anzinò come-viene-viene, oppure boh!
Oggi, Sssshhhhhh, tutto (o quasi) è finito. Davanti ad un piatto di spaghetti "perchè siamo stanchi di novità", poite semus istracos de novidades. Giusto, ieri, o l’altroieri, in mezzo a tanti, troppi, in incognito perchè "…nessuno immagina chi siamo". Poco importa chi siamo. Siamo, eravano, laggiù per divertimento, funny day.
Pochi scampoli di divertimento, ancora. Ritagli di sorrisi, coriandoli di riflessioni, ché durante l’anno il tempo non c’è. Pochi ancora. Poi, il solito tran tran, ognuno perfettamente incastonato nei ruoli, che la "società" ti impone, ma che ti sei imposto, obtorto collo.
Io? Io! Resto quì, dove ero, dove erano già gli altri "me", a suo tempo, dietro al gregge in transumanza, in tramuda, in attesa di riattraversare il luogo che spesso racconto, che non potrò svelarne le coordinate, ma che forse questi giorni avete attraversato, ma non lo ricordate (o non volete dirlo).
Io resto quì, non mi sono mosso. Attendo un’altra "Assunta", pagana come sempre, fra una reclame e uno spot televisivo, idonea ad indicare "l’isola dei sogni", ma che non avrò/avrai mai se-non-ce-l’hai-in-testa. Tu dovrai/vorrai tornare, forse stai già tornando nei luoghi in cui non si recita a soggetto, perchè il ruolo è tuo ed è reale; con la speranza di ri-tornare in queste scene, magari come figurante teatrale nelle "stanze di vita quotidiana", le scende dei luoghi che nel profondo dell’anima conosci perfettamente, perchè tuoi, lasciando (forse finalmente per sempre) i luoghi in cui sei in prestito, ramingo "in cerca d’autore" per ritornare qui, sano e salvo, nella Terra In Mezzo Al Grande Mare Tondo. Ci troverai già quì davanti l’esedra, le pietre lunghe conficcate nel terreno, da migliaia di anni, per vedere come il sole nasce e muore ogni giorno in quel punto, fra la roccia a forma d’uomo e l’ingresso della grande casa. Senza fretta e senza tempo.
saludos

Sa tzitade morta

Artiande sas iscalas
su silèntziu nos at postu a timer
o carchi cosa chi pariat un isetu.
Amus cunsacrau che idolos nostros sos montes a fùrriu
ponende fide in s’amparu issoro
S’aba nos abiat sighiu in totu su biazu
Passadissos cun paga lughe
Sos cartellones naran de passizadas in mare
fotografias de discotecas
e de tropas chi bufan, testimonzos
de aer tentu bonu acòlliu
Mesas chi mustran de isetare atera zente
in àtera ora
Pedire sa matessis cosas chi amus mandicadu dae una chida
Poite semus istracos de novidades
Oje in die semus partios
Nemos nos at pediu inube umis diretos
Poite inoghe goi
Inoghe goi nemos s’imazinat chie semus

Massimo Volume ("DA QUI")

LA CITTA’ MORTA

Salendo le scale
ci ha spaventato il silenzio
e qualcosa che pareva un’attesa
Abbiamo consacrato a nostri idoli le montagne intorno
confidando nella loro protezione
La pioggia ci aveva perseguitati per tutto il viaggio
Corridoi male illuminati
I cartelli parlano di gite al mare
Foto di discoteche
e di comitive che brindano, a testimoniare
l’ottimo servizio
Tavolini che sembrano aspettare altra gente
in un altro momento
Ordinare le stesse cose che mangiamo da una settimana
Perchè siamo stanchi di novità
Oggi siamo partiti
Nessuno ci ha chiesto dove saremmo andati
Perchè quaggiù
quaggiù nessuno immagina chi siamo


Verde è il colore

Green is the colour

Visto che lo abbiamo spesso tirato in ballo, ed anche perchè, come commentavo di recente, tratti di Lui sono ancora presenti in ognuno di noi, è il caso di dedicare l’ennesimo (ma sempre troppo poco) gradito spazio al mitico ed indimenticabile Sergio.
Così, per giocare…
… "Due colori esistono al mondo – Il verde è il secondo"…dice con piglio deciso Sergio Atzeni; frase che dà il titolo alla sua raccolta di poesie, edita manco a farlo apposta nel dieci anni fa, con la casa editrice "Il maestrale". Un lascito testamentario, a leggere la postfazione, "dimenticato" in un floppy.
E noi potremmo seguitare a giocare, parafrasando i titoli dei brani del repertorio psichedelico PinkFloydiano, "Any colour you like"(?)…la risposta senza aspettare "il soffio nel vento" la dà prontamente l’altro titolo (tratto da "More") … Green is the colour. Verde è il colore!
Forse che faccia parte di quei colori vietati, " Forbidden colours", cantati da David Sylvian in "Secrets of the beehive", accompagnato al piano da Ryuichi Sakamoto? Un brano che io classificherei fra i migliori dieci preferiti, benchè malinconico e immerso in una atmosfera rarefatta a tinte che ricordano il sollevante; ma la voce, si proprio quella voce,…irripetibile. De gustibus …!
Dunque continuo nell’esercizio di traduzione, stavolta alle prese con una poesia tratta da questa raccolta, in italiano, … ed io mi onoro di tradurla nella parlata campidanese, cara a Sergio Atzeni.

– V –
Calpestavano,

calpestavano
con decisione
incuranti
dell’assenza di sentiero,

come sapessero bene,
dove andavano,
ma
avanti non c’era nulla
che già
non fosse indietro.

calpestavano i fiori.

Atripillànt

atripillànt
cun gana
chentze tènniri contu
de sa mancàntzia ‘e caminera,

cumenti chi èssint scìpiu beni,
inui fiant andendi,
inantis no ddui iat nudda
chi giai
no ddui fessit agoa.

Atripillànt is froris.

———

.. sic!…"avanti non c’era nulla/che già/non fosse indietro."
Niente di nuovo, o di strano, poiché questo è quello che spesso, in questo non-luogo, a torto o ragione, si sostiene"…inantis no ddui iat nudda/chi giai/no ddui fessit agoa".
Guardare avanti ma con i piedi ben piantati sul vissuto/trascorso/passato. Che poi, prepotentemente ritorna, sgorga, da un fiotto di una nuova fontana, su mitzadroxu.
Stando attenti, ovviamente, a dove si mettono i piedi. Le insidie del "nuovo", si sa, sono sempre presenti. Lucignolo docet.

saludos