Stanze …di vita

Aposentos

Dies
comente dies
de mantènnere
O s’incapas
In carchi ghetu
gastaos
chene fortza.
Dies
comente aposentos
E in foras non b’est nudda
in foras non b’est nudda
crede a mene
in foras non b’est nudda
foras de sos colores chi za conosches

STANZE
Giorni
come giorni
da tenere
O forse
in qualche modo
spesi
senza forza
Giorni
come stanze
Stanze
E non c’è niente fuori
non c’è niente fuori
credimi
non c’é niente fuori
tranne i colori che già conosci

di Massimo Volume (STANZE)

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7 responses to “Stanze …di vita

  • paniecasu

    “o Bard itta paridi?
    ci vediamo A3 presto….”

  • nheit

    beni fatu, beni fatu
    Barda può essere un apprezzamento dei 4mori sulla canzone di Stanze e sulla tua traduzione che rende il ritmo e il suono e il senso più intenso e più vero.

    beni fatu, beni fatu
    può essere anche dipende dal tono , un modo per dire ben fatto ben fatto te le sei meritate le Stanze così.
    è da un mese che giochi da serio con la malinconia cancerina. attento
    sorriso Barda … poi torno,
    e ciao 4Mori.
    beni fatu beni fatu due volte, da ragazzini di diceva più volte in un giorno all’amico antipatico che magari cadeva dalla bici o dai pattini e ci si sfregava le mani

  • Bardaneri

    aicci est, gai est…
    vero nheit, quando qualcuno cadeva, ad es., dalla bici “mancai murrus a terra” e non ti era simpatico , dicevi “beni fatu” e si proseguiva, “aicci imparas”

    riguardo al pezzo dei massimo volume:
    giorni/da tenere…
    …spesi/senza forza…
    ti dà il senso dei giorni di riposo, un po scazzatelli sull’andante, sotto la calura, magari a leggere ed ascoltare musica (jazz be bop). Ma sempre giorni riflessivi in panciolle.
    Per il resto la vena cancerina spunta quando meno te l’aspetti, sorniona, mah!

    saludos

  • nheit

    “mancai murrus a terra beni fatu “aicci imparas”
    mi sa che devo imparare a dirlo di nuovo a qualcuno .
    la vena cancerina delicata tessitura trattiene
    ma bisogna di nuovo ruggire ruspanti.
    in città si diventa sempre più doppi e sofisticati
    ma quando un tempo i quartieri erano ancora paesi..la voce usciva dall’anima.

    “crede a mene
    in foras non b’est nudda
    foras de sos colores chi za conosches ”
    bellissimi i suoni e le immagini Barda e se nel nulla rimangono ancora i colori ,
    è già tanto

  • paniecasu

    le stanze servono a nascondersi da qualcosa che conosciamo benissimo com’è ed abbiamo finito per abituarci….

    non abbiamo più voglia di cambiarla?

    sarebbe un’aspetto tristissimo, eppure guardando il nostro paese Bard, nessuno vuole cambiare niente, nessuno va oltre “s’aposentu cosa su”, la sua stanza, il suo rifugio, e appena c’è anche il sentore di un cambiamento si cerca di distruggere, di buttare fango, di criticare, e tutti noi per paura di questo non facciamo niente e tutto rimane così, anzi sempre peggio!

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