Archivi del mese: marzo 2008

Vigliacchi!!!

Se davvero pensavamo di esserci lasciati dietro il pesante fardello di quella vergogna che macchia e bolla tutto il popolo sardo, quello dei sequestri di persona a scopo di estorsione in Sardegna, beh! l’amara constatazione è che purtroppo non ci siamo riusciti.
Profondo dolore per la morte di Dina Dore.
Vigliacchi!!!
…chi sa, parli!

Fabrizio De Andrè
Hotel Supramonte

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Nuraghi, calendari e shardana

Accade a volte che le scoperte si facciano… per caso, senza alcuna scientificità. Per cui il novantenne archeologo Giovanni Lilliu , a cui si deve la scoperta e lo scavo, quasi per caso, della reggia nuragica di Barumini "Su nuraxi", potrebbe, diciamo, essere in notevole disaccordo, insomma storcere il naso, di fronte a "scoperte" che per certi versi potrebbero riaprire scenari conoscitivi inconsueti. Anche perché con la Classificazione cronologica che ne fece, per cui i primi nuraghes iniziarono ad essere costruiti in un’epoca situata quasi certamente nella parte iniziale del II millennio a.C.. e di alcuni si è effettuata una datazione alquanto probabile di un periodo intorno al 1800 a.C., darebbe poche chances a chi invece li vorrebbe spostati nel tempo di diveersi secoli prima, giusto per far quadrare teorie "altre" con un piglio meno scientifico.
Sto parlando di coloro che anziché utilizzare gli schemi classici di approccio allo studio delle nostre origini, ad esempio all’archeologia, partendo magari dallo studio delle stratificazioni, adottano diversi strumenti o "discipline" conoscitive come l’archeoastronomia, così come fa Mauro Zedda archeologo in erba ma che nello specifico conduce studi di archeoastronomia applicata all’orientamento di alcuni noti monumenti del periodo nuragico, facendo (ovviamente col beneficio del dubbio) scoperte interessanti.

Altri, invece, scrivono teorie e scenari storici quasi mitologici, come fa Leonardo Melis che con la sua teoria sugli Shardana, chiamati anche "i popoli del mare" li fa provenire da Ur nel 2000 a.C. circa, dopo il decadimento dell’impero accadico, indicando in loro i costruttori dei nuraghi. E che arriva persino a ritenere che "le antiche città sarde della costa non sarebbero state fondate nell’VIII, IX secolo a.C. dai Fenici (come finora si era creduto), ma dai Popoli del Mare (i Shardana e i Thursa) nel XIII secolo se non nel XIV sec. a.C. Perché, sostiene Melis nel suo "SHARDANA I POPOLI DEL MARE", il fenomeno che sommerse le antiche città avvenne nel 1150 a.C., come provato da studi effettuati sulla Costa Sarda e su quella Nord-Africana. Un innalzamento improvviso del Mediterraneo (2-3 metri), dovuto forse a una deglaciazione o un Diluvio del genere di quello Biblico, ma circoscritto al Mediterraneo."
Giovanni Ugas, archeologo dell’Università di Cagliari, invece, opera una rilettura critica dell’intera civiltà nuragica con la sua opera "L’alba dei nuraghi", dando nuovi spunti sulle origini della civiltà nuragica e sui suoi rapporti con le civiltà coeve del mediterraneo. Interessante l’intervista rilasciata a Sardiniapoint

Un’ultima curiosità, a proposito di riletture dei reperti archeologici ce la offre sempre Leonardo Melis che ne "Il calendario nuragico" spiega a cosa serviva la "pintadera", per intenderci il logo che si è dato il Banco di Sardegna. Pensate che a quanto ne sapevo era la forma che serviva per decorare il pane. Mah! invece…secondo il Melis sarebbe IL calendario “Nuragico”, <<……scoperta fatta in contemporanea con un altro studioso che già aveva decodificato l’”Abaco” degli Inca e il loro sistema di calcolo. Chiameremo convenzionalmente il nostro calendario “Nuragico”, anche se vedremo che fu usato parallelamente da altri popoli aventi la stessa origine del popolo che allora abitava la Sardinia. Fra tutti: i Celti, col cui calendario abbiamo trovato incredibili somiglianze. Soprattutto col calendario festivo annuale. ARRODAS DE TEMPUS l’appellativo usato da Nicola De Pasquale, questo il nome dello studioso col quale siamo in contatto da alcuni mesi e che ha il merito della "decodificazione". Noi abbiamo curato la parte storica.
Nelle immagini che seguono vediamo una “Pintadera” sviluppata da De pasquale… a seguire la “Pietra di Nurdole”, in cui abbiamo ravvisato il calendario delle feste agricole e pastorali rapportate alla Luna e al Sole. Quest’ultimo schema o “ruota” corrisponde, come del resto corrispondono le festività, al calendario dei Celti raffigurato in basso a destra con segnate le feste. Le feste lunari, più importanti, formano la “croce” e quelle solari formano la “X”.>>

 

 

Non nego che queste cose mi affascinano, anche perchè mi fa piacere sapere da dove vengo, anzi da dove veniano, noi Shardana.


Dи3trO UNa дOnNa

Владимир Владимирович Маяковский

Indaesécus de una fèmina

Tirau a susu chin su cùbidu una màdriche de nèula,
passabat biacca dae unu frascu nigheddu
e a brìllias isortas in chelu
canudu e grabe a cardabùddidos intremesu sas nues.
In s’arràmene iscazadu de domos de istàinu
a inserru si mantenen sa tremulias de sas carrelas,
Ispulicaos de unu manteddu rùbiu de punna,
sos ribos ch’intraban sos corros in chelu.
Cossas-vulcanos in suta ‘e su ghiàcciu de sas bestes
incunzas de titas prontas po messare.
Dae sos martzapedes cun atzinnos malandrinos
saettas ispuntadas si che urin pesadas zelosas.
Bolu chi cun corfu de taccu si che pesan bolande in chelu
Pregadorias in artària abian cassau deus a cropu:
Cun errisos de sorighes l’abian ispinniau
E risulanas l’abian tentu dae tzaccadura ‘e liminarzu.
S’Oriente las abiat bidas in d’unu gùturu,
prus a susu abiat mòdiu sos denghis de su chelu
e-i su sole tiradu a foras de sa bussa nighedda
abiat pistadu cun arràbiu sas costas de sa cuperta

Dietro una donna

Spostato su col gomito un lievito di nebbia,
Colava biacca da una fiasca nera
E a briglia sciolta nel cielo
Canuto e greve caracollava fra le nuvole.
Nel fuso rame di case stagnate
A stento si contengono i trèmiti delle vie,
Stuzzicati da un rosso mantello di lussuria,
I fumi diramavano le corna dentro il cielo.
Cosce-vulcani sotto il ghiaccio delle vesti
Messi di seni mature già per il raccolto.
Dai marciapiedi con ammicchi malandrini
Frecce spuntate insorsero gelose.
Stormo che a un colpo di tacco si levi a volo nel cielo
Preghiere di altezze presero al laccio Iddio:
Con sorrisi da topi lo spennarono
E beffarde lo trassero per la fessura d’una soglia.
L’ Oriente in un vicolo le scorse,
Più in alto risospinse la smorfia del cielo
E il sole dalla nera borsa strappato fuori
Pestò con cattiveria le costole del tetto.

Vladimir Vladimirovic Majakovskij

dal museo di Majakovskiy

 


Ho combattuto la legge – 2

Giusto a seguire un altro post sul banditismo, o sulla cultura di esso, visto sotto l’occhio della macchina da presa. Se siete apassionati di cinema il sito della Regione La Sardegna nel cinema (in collaborazione con la Cineteca sarda) è piuttosto ricco di spunti sulla cultura cinefila sarda a partire dal filone cosiddetto "Deleddiano" fino a quello tipicamente "banditesco" di cui"Banditi a Orgosolo" del 1961 di Vittorio De Seta è, probabilmente, il più noto.Nel sito si legge che …
"L’idea del film, definito "il film della rinascita sarda nel cinema", venne a De Seta nel 1958 ad Orgosolo, dove si era recato per girare due cortometraggi: Pastori a Orgosolo e Un giorno in Barbagia. Tornato nell’isola alla fine del 1959, il giovane regista siciliano compì un approfondito sopralluogo, partecipando ad una transumanza di pastori e vivendo con loro nel Supramonte. Inizialmente indeciso se scegliere per il suo film una vicenda "interna" al mondo orgolese o un’altra che mostrasse questo mondo nei suoi rapporti, o non-rapporti, con lo Stato, finì con lo scegliere la seconda strada. Lo spunto per il soggetto venne al regista da quello che si può definire un "leitmotiv" della cronaca giudiziaria orgolese dell’epoca: generalmente, quando si verificava un reato grave, un omicidio, una rapina, o un sequestro di persona, le forze dell’ordine fermavano dei pastori o dei contadini che si trovavano nelle vicinanze. I fermati venivano sospettati di essere gli autori materiali del reato o di "aver visto" e di essere in grado di fornire informazioni. Le conseguenze erano comunque drammatiche, soprattutto nel caso dei pastori che, dopo la prolungata carcerazione, una volta tornati in libertà, constatavano gravi danni economici, come la perdita completa o parziale del proprio gregge. Temendo queste conseguenze, non volendo essere fermati, gli orgolesi si davano dunque frequentemente alla latitanza."


Quindi sempre di banditi si tratta, quelli in salsa cinematografica.
Per chi, e spero siano in tanti, ama leggere, ma possono coincidere anche con i cinefili, c’è una vasta letteratura in merito. A partire da chi, nell’ottica dicotomica del guardia-ladri, come Giovanni Francesco Ricci racconta nel suo libro
"banditi", del fenomeno dalla parte, si direbbe, della legge nei territori galluresi.

A seguire con Piero Loi in "Bardane e sequestri" (ma guarda un po!), talanese ogliastrino d.o.c., che facendo un lavoro certosino di lettura degli articoli del giornale "L’Unione sarda" dalla fine dell’800 ai giorni nostri, opera un taglio più sociologico, per cui, piluccando in rete si legge che, riguardo a questo ottimo lavoro (ma nel copiancolla non me ricordo da ndo l’ho preso) "….Le annate meglio esplorate sono il 1894, con in primo piano la bardana di Tortolì e il sequestro dei francesi Pral e Paty, il 1933 con il sequestro di Maria Molotzu e infine il 1979-82 con il sequestro Schild e la sua propaggine nel processo alla Superanonima. Il proposito dell’autore di sottrarsi al riduzionismo criminologico fa sì che anche studiando singoli fatti, accaduti in uno spazio locale e periferico, sullo sfondo emergano la complessità dei problemi della società sarda e contemporaneamente il limite di alcuni dibattiti fino ai giorni nostri." E nel sito della casa editrice CUEC in proposito si legge "I fatti presi in considerazione vengonovanalizzati attraverso i discorsi pubblici,che, da oltre un secolo, chiamano invcausa le zone interne dell’isola e ilpastoralismo a dare conto dei limitidella modernità in Sardegna".  Il libro merita veramente!!!!

La lista dei libri sulla materia è lunga. Per cui non si può dimenticare Antonio Pigliaru che sul suo “Banditismo in Sardegna”, ha contribuito a farci conoscere i problemi della criminalità sarda e barbaricina in particolare. Nel post precedente c’è un assaggio di come scriveva, dal momento che  è morto prima di compiere i quarantasette anni, nel 1969.

Nel panorama "banditesco" sardo c’è infine posto anche per le figure femminili come "Mariantonia Serra-Sanna "Sa Reìna""… ma di questo e altre storie e figure leggerete in "Banditi di Sardegna" di Franco Fresi .

Mi sa che il materiale da leggere e vedere per ora basta.
Buona lettura, buona visione.

p.s.:grazie di cuore a Perla che di tanto in tanto mi segue in questi percorsi, clicca nel suo post del "banditismo" sulla … Calabria