Archivi del mese: aprile 2008

Buon Primo Maggio

Festa del Lavoro!

Le Iniziative ……… 2008

da wikipedia …….
La Festa dei lavoratori, detta anche Festa del lavoro, è una festività celebrata il 1° maggio di ogni anno che intende ricordare l’impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. La festa del lavoro è riconosciuta in molte nazioni del mondo ma non in tutte.In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista – che preferì festeggiare una autarchica Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma – ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945.Nel 1947 la ricorrenza venne funestata a Portella della Ginestra (PA) quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.

sempre per il 1° maggio 2008
a Norbello  (OR): "Sa mesa de su primu maju" (Il Tavolo del Primo Maggio)       

Conferenza e dibattito al mattino sull’America latina e al pomeriggio sull’agricoltura in Sardegna; concerto su due palchi a partire dalle ore 16. La manifestazione si svolgerà presso il parco Sant’Ignazio.

Si esibiranno i seguenti gruppi:

Stormy six
Mexcia
Primo chef del cosmo – Doctor Dror
Frog and the pipes – Jahoub – Aria Bascia
Ruja Karrera – Tenore Luvulesu

 


Semper sa limba tua apas presente

Bene diceva in versi Remundu Piras, uno dei massimi poeti sardi di tutti i tempi: “Abbi sempre presente la tua lingua” (Semper sa limba tua apas presente).
Senza grande dispendio di energia copiaincollo quanto scritto nel sito della Regione Sardegna su “Sa die de sa Sardigna” (la giornata dedicata alla Sardegna – la nostra festa “Nazionale”), dedicata, quest’anno, alla Lingua Sarda.

Sa Die de Sa Sardigna nel segno della lingua sarda
Sarà dedicata alla lingua sarda, espressione fondamentale e imprescindibile dell’identità del popolo sardo, l’edizione 2008 di Sa Die de Sa Sardigna, da celebrarsi in tutta l’Isola il 28 aprile.
In piena sintonia con l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che ha proclamato il 2008 Anno Internazionale delle Lingue (sottolineando così l’importanza strategica delle lingue per l’umanità, in quanto rappresentano un aspetto fondamentale della diversità culturale), la Regione Sardegna prosegue nell’indirizzo di costruzione e valorizzazione identitaria dell’isola e del popolo sardo connotato in maniera esemplare dalla sua lingua.
Tra le celebrazioni intorno al fatto storico una cerimonia in Consiglio regionale e una grande festa popolare in ciascuna delle otto province sarde.

Consulta il programma degli eventi organizzati dalla Regione Autonoma della Sardegna
Visita la sezione bilingue dedicata alla lingua sarda
Consulta la scheda su Sa die de sa Sardigna

No sias isciau

O sardu, si ses sardu e si ses bonu,
Semper sa limba tua apas presente:
No sias che isciau ubbidiente
Faeddende sa limba ‘e su padronu.

Sa nassione chi peldet su donu
De sa limba iscumparit lentamente,
Massimu si che l’essit dae mente
In iscritura che in arrejonu.

Sa limba ‘e babbos e de jajos nostros
No l’usades pius nemmancu in domo
Prite pobera e ruza la creides.

Si a iscola no che la jughides
Po la difunder menzus, dae como
Sezis dissardizende a fizos bostros

(Remundu Piras, su 29 de Santu Aine de su 1977)

Non essere schiavo

O sardo, se sei sardo e sei bravo,
abbi sempre presente la tua lingua:
non essere come uno schiavo ubbidiente
parlando la lingua del padrone

La Nazione che perde il dono
Della lingua scompare lentamente,
soprattutto se gli esce dalla mente
in scrittura e discussione

La lingua dei nostri padri e dei nostri nonni
Non l’usate più neanche in casa
Perché povera e rozza la credete.

Se non la portate a scuola
Per diffonderla meglio, da ora
State dissardizzando i vostri figli.

Visita Bichipedia (wikipedia in “limba”)

 


25 Aprile, sempre!

"Tue no ischis sas serras
inube est suncurtu su sàmben.
totucantos no che fumis ‘ughios
totucantos abiamus imbolau
s’arma e su numen. Una fèmina
nos ampaniabat fughinde.
Petzi unu de nois
si fut firmau a punzu tancau,
abiat bidu su chelu bòdiu,
abiat achirrau sa conca e si che fut mortu
insuta de muru, callau.
Como est unu bàtile de samben. Una femina
nos isettat in sas serras."

« Tu non sai le colline
dove si è sparso il sangue.
Tutti quanti fuggimmo
tutti quanti gettammo
l’arma e il nome. Una donna
ci guardava fuggire.
Uno solo di noi
si fermò a pugno chiuso,
vide il cielo vuoto,
chinò il capo e morì
sotto il muro, tacendo.
Ora è un cencio di sangue
e il suo nome. Una donna
ci aspetta alle colline. »

(Cesare Pavese, da "La terra e la morte" 9 novembre 1945)

da "Antifa"

2008/04/25 25 APRILE 2008 – le iniziative ·

" …Chiameremo nuovi numeri e avremo altri nomi
e altri modi per perderli di nuovo…" Massimo Volume

manifestiamo a Cagliari


Altri nomi

                            Atrus nominis

Eus a tènniri atrus nominis
e atrus modus po ddus pèrdiri torra
eus a tzerriai nùmurus nous e eus a tènniri atrus nòminis
e atrus modus po ddus pèrdiri torra
Est arribau su tempus po andai
e de si ndi iscadèsciri su chi fiat e su chi est istau
su chi fiat e su chi est istau
Teniaus una domu e unu lettu de froris
una domu e unu lettu de froris
Est arribau su tempus po andai
e de si ndi iscadèsciri su chi fiat e su chi est istau
su chi fiat e su chi est istau

 

Eus a tzerriai nùmurus nous e eus a tènniri atrus nòminis
e atrus modus po ddus pèrdiri torra
Est arribau su tempus po andai
e de si ndi iscadèsciri su chi fiat e su chi est istau
su chi fiat e su chi est istau
Teniaus una domu e unu lettu de froris
No t’apu mai nau "ti podis fidai de mimi?"
no t’apu mai pregontau "ti podis fidai de mimi?"
Est arribau su tempus po andai
e de si ndi iscadèsciri su chi fiat e su chi est istau
su chi fiat e su chi est istau

Altri nomi
da "Club Privè"

Massimo Volume

Avremo altri nomi
e altri modi per perderli di nuovo
Chiameremo nuovi numeri e avremo altri nomi
e altri modi per perderli di nuovo
E’ venuto il momento di andare
e di dimenticare ciò che era e ciò che è stato
ciò che era e ciò che è stato
Avevamo una casa e un letto di fiori
una casa e un letto di fiori
E’ venuto il momento di andare
e di dimenticare ciò che era e ciò che è stato
ciò che era e ciò che è stato

Chiameremo nuovi numeri e avremo altri nomi
nuovi numeri e altri nomi
e altri modi per perderli di nuovo
E’ venuto il momento di andare
e di dimenticare ciò che era e ciò che è stato
ciò che era e ciò che è stato
Avevamo una casa e un letto di fiori

Non ti ho mai detto ‘Puoi fidarti di me’
Non ti ho mai chiesto ‘Posso fidarmi di te?’
E’ venuto il momento di andare
e di dimenticare ciò che era e ciò che è stato
ciò che era e ciò che è stato


magari potete sentire il brano su My Space, basta cliccare

… certo l’umore non è dei migliori, ma passerà. Il testo sembra tagliato su misura per questi giorni, per queste circostanze…

"…poi comincia la polvere.." (lungo i bordi (1995)

saludos

 


Corsi e ricorsi storici? …urne vuote …

Non abbiamo fatto in tempo a turarci il naso che già ci turavano il culo (con l’ombrello!)

Giusto per comprendere come vanno le cose (sic transit gloria mundi) apro, senza nascondere l’amaro in bocca, il siparietto in cui il suo compagno di partito disse a Pietro Nenni “Compagno Segretario hai visto quanta gente in piazza stasera?” Pietro Nenni sorrise e rispose “Compagno, piazze piene, urne vuote”.

Il 14 aprile 2008 … la frase monito di Nenni suona più attuale che mai. Gli Offlaga Disco Pax ci hanno persino fatto, in tempi recenti, un brano che sintetizza questi anni del cazzo.

Che fare?

Intanto anche se gli ingredienti sono quelli de la ‘legge Acerbo’ e le elezioni politiche del 1924, non siamo in pieno fascismo, i segnali ci sono tutti e anche le cose concrete ma anche se il controllo dell’informazione è saldamente nelle mani del Grande Fratello molto si può fare, basta volerlo.

Animo, deh…

“siamo rimasti a guardare un desiderio qualche volta noioso,

e non sarai mai,un’emozione da poco”

Offlaga Disco Pax

“Enver”

sento un frastuono rimbombi lontana in modo imperfetto

hai lasciato

piazze piene urne vuote tremori gentili tracce sottili

tracce profonde sugli zerbini dei miei pianerottoli

mancano

le tue parole sul niente

il calore bagnato e sporco che avevo

il dispiacermi di non bastare

hai lasciato

piazze piene urne vuote tremori gentili

tracce sottili tracce profonde sugli zerbini dei miei pianerottoli

mancano

le tue parole sul niente

il calore bagnato e sporco che avevo

il dispiacermi di non bastare di non bastare

siamo rimasti a guardare un desiderio qualche volta noioso

e non sarai mai

un’emozione da poco

hai lasciato

piazze piene urne vuote tremori gentili

tracce sottili tracce profonde sugli zerbini dei miei pianerottoli

le tue parole sul niente

il calore bagnato e sporco che avevo

il dispiacermi di non bastare

siamo rimasti a guardare un desiderio qualche volta noioso

e non sarai mai

un’emozione da poco


comunque la pensiate

La domenica del voto utile – 9-4-08
di Paolo Ciofi – Megachip

Da ogni parte, ormai, ti senti dire che domenica prossima il tuo voto sarà utile soltanto se verrà dato a uno dei due leader dei maggiori schieramenti. Altrimenti, la tua scheda sarà solo carta straccia, e anzi contribuirà ad aggravare la crisi del Paese. A queste condizioni sarebbe stato più semplice (e più economico, naturalmente) cancellare le altre liste. Una visione piuttosto singolare della democrazia, bisogna ammetterlo, e non solo perché viene coartata la libertà di scelta dell’elettore.
In realtà, chi è titolare del diritto di voto viene messo alle strette, non dico ricattato, ma implicitamente dichiarato responsabile di un degrado del sistema politico e della capacità di governo, di cui invece è vittima per responsabilità massima dei due principali partiti. E non vale che il capo dello Stato abbia dichiarato che in democrazia ogni voto è utile. Illustri politologi, scienziati sociali e filosofi della politica, chiamando in causa persino l’alternatività tra materialismo e salvezza dell’anima (in realtà solo aria fritta per colpevolizzare gli elettori, come quando si diceva che se vincevano i comunisti avremmo visto i cosacchi del Don abbeverare i cavalli nelle fontane di S. Pietro) ti spiegano che per disincagliare l’Italia devi mettere il segno della salvezza solo su Veltroni o Berlusconi: tutto il resto non ha senso. E non può bastare neanche la motivazione di una scelta imposta dalla legge elettorale truffa, che comunque non giustifica una riduzione così drastica della democrazia e della libertà dei cittadini. Alla fine, tutto il senso della campagna elettorale si riduce a questo: se sei di destra, voti Berlusconi; se sei di sinistra, voti Veltroni. I programmi, i contenuti non contano, anche perché non sono dissimili, e piovono accuse su chi abbia copiato chi. Ovvio che siamo fuori dalle ideologie, e anche dagli ideali. In primo piano ci sono due persone e diversi gruppi di interesse: tutto è semplice, lapalissiano, persino banale. Da una parte Berlusconi con il suo partito personale e le sue Tv, che dà voce alla borghesia diffusa del Nord e alle partite Iva, contornato da Bossi e Fini. Dall’altra Veltroni, plebiscitato con un’operazione pilotata dall’alto nel nome di De Benedetti-Scalfari e di una borghesia più sofisticata, che non si riconosce nel Cavaliere e fa leva sulla potenza mediatica dei colossi della carta stampata. Ma perché le persone di sinistra dovrebbero mettere la croce su Veltroni, il quale ha confessato che non è di sinistra? Perché – ti rispondono- altrimenti vince Berlusconi: questo è il voto utile. Ma utile per chi? In ogni caso è un voto contro (contro Berlusconi per impedire che governi), non un voto per (per un programma con cui governare). E così crolla tutto l’impianto veltroniano, che – si diceva – è stato costruito per dare risposte in positivo alla dura condizione dell’Italia e degli italiani, prescindendo dalla contrapposizione con l’avversario. Siamo tornati alla politica come pura gestione del potere, che prescinde invece dai contenuti e che considera gli elettori semplici gregari senza volto, il cui pensiero e le cui aspirazioni non hanno peso. Dov’è la novità? Veltroni rompe con la sinistra per potersi spostare liberamente al centro. Ma per stare al centro, e per fare una politica di centro, chiede i voti di sinistra: una volta si chiamava trasformismo, oggi si chiama modernizzazione. Tuttavia non è solo una manovra elettorale, l’operazione è più complessa. Strategicamente, Veltroni vuole annientare la sinistra per potersi liberamente alternare (o alleare) al potere con la destra. Perciò, per battere elettoralmente Berlusconi oggi, per poi stringere un compromesso domani, ha deciso di andare da solo, rompendo con la sinistra e mandando in crisi il governo. Un’operazione ad alto rischio che guarda lontano, e che corrompe le basi della democrazia fondata sulla Costituzione del ’48, di cui è bene che lui porti – liberamente – tutt’intera la responsabilità. E’ il minimo che si possa chiedere, per restituire alla politica coerenza e trasparenza, condizione indispensabile per un suo recupero di credibilità e autorevolezza: chi va da solo abbia il coraggio della solitudine. Anche perché l’operazione Pd guidata da Veltroni ha avuto finora il pregio di rilegittimare Berlusconi alla testa della destra, dopo che sembrava destinato a restare definitivamente in panchina senza nessuna possibilità di scendere in campo. Si ripresenta così in tutta la sua interezza la vera “anomalìa italiana”, che ha seminato nella società la cultura dell’illegalità, e sulla quale è stata pudicamente apposta una foglia di fico. Dato che nessuno ne parla, sembra che non c’è: un’altra formidabile modernizzazione. (…) segue

Comunque la pensiate buon voto

 (Comunque la pensiate buon non-voto)


il gioco!

Su zogu

 

E fut solu unu zogu

e fut petzi solu unu zogu

petzi solu unu zogu

sèmplitze comente unu zogu

pariat petzi unu zogu

 

sàmbene e pètalos in sa realtade

de repente frore de pùrpura

ses bellìssima

gai fràzile

in su bestire tuo de pùrpura rùbia

mentras sos ocros tuos

si sèrran

Andrea Chimenti — Il gioco
(da "Vietato morire")

Ed era solo un gioco
ed era solamente un gioco
semplicemente un gioco
semplice come un gioco
sembrava solo un gioco

Sangue e petali sulla realtà
improvviso fiore di porpora
sei bellissima
così fragile
nel tuo abito di rosso porpora
mentre i tuoi occhi
si chiudono.

 

…chi sa, parli!