triste risveglio

Sardi liberi: Bandiera listata a lutto!!

Elezioni regionali 2009: urne chiuse

"piazze piene urne vuote"

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7 responses to “triste risveglio

  • pieroC

    Speravo che almeno i Sardi non si piegassero.
    Un abbraccio ai Sardi liberi.
    Resistere .. resistere … resistere.

  • viga

    bè,in molti hanno votato per cappellacci o come cavolo si chiama,come mai?Dove ha sbagliato soru?

  • pietroatzeni

    La verità è che la sinistra deve fare autocritica e chiedersi se in fondo i voti dati a Cappellacci non rappresentino una protesta verso la sua politica. Dirsi di sinistra non significa essere di sinistra come spesso è accaduto a livello regionale e nazionale. La gente non dimentica e al momento opportuno ha fatto sentire la sua voce. Ciao, Pietro.

  • Bardaneri

    Caro Pietro quoto il tuo commento. Sono anni che dico, e per chi mi conosce non temo smentite, che essere di sinistra prescinde dalla casacca che si porta o dalle spilline appuntate sul baver. Esssere di sinisra, e ancor di più, militante implica un rigore morale ed una attenzione insita a quella parte politico ideologica. La politica, con l a P maiuscola, deve avere in se il requisito dello “spirito di servizio”per la collettività,non momento e occasione per affrancarsi dai bisogni, fare carriera, riempirsi la tasca e, scusa la volgartà,strafottersene della “gente”, secondo l’ottica del seguo il mio particulare e tira a campare, quello è atteggiamento della parte avversa. Oggi, tanta è la confusione sotto il cielo, ma non nel senso maoista, nel senso che chi si proclama di sinistra ed è stato votato da quell’elettorato, forse rincorrendo l’elettorato moderato, ma quella è una sola delle tante trappole, nei fatti si è dimostrato razionario profittatore e.. tutto tranne quello della tutela degli interessi diclasse. Già… di classe.

    saludos

  • CambiareLabico

    Minchia Barda,
    mai mi sarei aspettato un crollo così vertiginoso.
    Possibile che anche l’orgoglio sardo si sia voltato dalla parte opposta?
    Non posso crederlo!
    Speriamo di riprenderci il prima possibile, ne abbiamo bisogno.
    mauspezz

  • perlasmarrita

    Ho trovato questo articolo e mi è sembrato bellissimo. Non potevo nn condividerlo con i miei amici sardi :)))

    Sardi, non servi – di Raffaele Deidda
    Siamo sardi
    Siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi.
    Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese.
    Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo, lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.
    Siamo il regno ininterrotto del lentisco, delle onde che ruscellano i graniti antichi, della rosa canina, del vento, dell’immensità del mare.
    Siamo una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta.
    Noi siamo sardi.
    Forse è leziosa, quasi sicuramente è stereotipata questa poesia inviatami da una persona non sarda ma che, come tantissime altre, ama la Sardegna di un amore incondizionato e struggente. E’ una poesia che mi è capitato spesso di rileggere negli ultimi tempi, mentre imperversava in Sardegna una campagna elettorale dura, sleale, non bruciata dal sole ma sicuramente incendiata dalla vendetta. Della poesia non si conosce con certezza l’autore anche se viene attribuita, non si sa con quale attendibilità, a Grazia Deledda che, a proposito della sardità, ebbe a dire: “Il destino mi ha fatto nascere nel cuore della solitaria Sardegna. Ma anche se fossi nata a Roma o a Stoccolma, credo che non avrei cambiato natura e sarei sempre stata quella che sono: un’anima che si appassiona ai problemi della vita”.

    E’ anche in queste parole semplici, essenziali, della scrittrice nuorese Premio Nobel per la Letteratura che è possibile rilevare l’essenza dell’essere sardo: amare profondamente, visceralmente la propria terra restando al contempo “anima” che si appassiona ai problemi della vita con sensibilità, intelligenza, dedizione, capacità, cultura e soprattutto rispetto. Questo è il messaggio che chi ha sostenuto il programma che Renato Soru ha proposto nella campagna elettorale, ha colto nella sua interezza: bisogna amarla questa terra e rispettarla, compatibilizzando l’amore e il rispetto per la propria terra con i problemi e le esigenze che la vita pone con forza e impellenza, attraverso un utilizzo mirato, oculato e sostenibile del territorio.

    Invece, con il faccione sorridente di Ugo Cappellacci che guarda al logo “Berlusconi presidente” e con l’overdose di presenze in Sardegna del premier durante la campagna elettorale conclusasi come noto, il centrodestra ha tentato, in tutta evidenza riuscendoci, di far metabolizzare agli elettori, quale visione “soriana” della Sardegna, un’immagine di isola selvaggia, xenofoba, abitata da uomini scorbutici e primitivi, indicando nel personaggio Soru l’interprete di un’alterità sarda che rischia di far assegnare all’isola lo stereotipo di regione sanguigna e viscerale, chiusa e isolata dal mondo, orgogliosa della sua diversità culturale e geografica tanto da rifiutare lo sviluppo economico, soprattutto quello turistico generosamente offerto dal premier, che darà tanto lavoro ai sardi come camerieri e giardinieri nelle sfarzose dimore estive degli amici del Cavaliere.

    Uno sviluppo che implica la realizzazione della città lineare, costruita lungo tutte le coste della Sardegna con tanti villaggi turistici che funzionano per un mese o due e nel resto dell’anno sono case dei morti: persiane che sbattono, vetri rotti, giardini abbandonati. Altro che poetici “orizzonti ampi e puri”!

    Chi ha sostenuto col voto il programma di Renato Soru ha inteso proseguire un percorso per far conquistare alla Sardegna un futuro autonomo e dignitoso accompagnato da una visione dell’insularità come un bene identitario prezioso e non come pretesto o rifugio per mascherare l’incapacità di amministrare e di governare senza doversi chinare al più forte che impone la sua volontà.

    Sono sardi anche coloro che hanno premiato il “nuovo che avanza”, cioè il Cavaliere onnipotente e onnipresente che ci ha messo la faccia, le promesse e le barzellette per convincere i sardi a dare il proprio voto al figlio del suo commercialista e ad una coalizione di centrodestra affollata notoriamente di personaggi nuovi di zecca, che si è riconosciuta sotto il vessillo “Berlusconi presidente”.

    Siamo sardi: siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi, recita la poesia. Molti però, consapevolmente o in buona fede hanno scelto, col voto dato a Berlusconi, di essere anche servi.

    Questa terra che non ci hanno donato i nostri padri ma che ci è stata data in prestito dai nostri figli col voto del 15 e 16 febbraio è stata regalata sulla fiducia al Cavaliere, alla sua famiglia e ai suoi famigli. Come già avevano fatto gli abruzzesi, che ancora attendono di incassare le promesse del premier fatte durante la campagna elettorale a favore di Gianni Chiodi, mettendoci la stessa faccia poi esibita prepotentemente in Sardegna.

  • iNessuno

    Mi spiace per come son finite queste elezioni.
    Adoro la terra sarda e ho diversi amici lì.

    Speriamo che non venga trasformata in un residence…

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