Archivi del mese: giugno 2009

Quello che … non c'è

Su chi no ddui est

Tèngiu custa foto de prexu mannu
est de unu pipiu cun sa pistola sua
chi sparat deretu inantis a issu
a su chi no ddui est
apu pèrdiu su trastu,
no tenit sabori
cust àlidu de àngelu chi
mi lingit su coru
ma creu de camminai deretu in s’àcua e
in su chi no ddui est
arribat s’obrescida o frotzis no
de is bortas su chi parit obrescida
no est
ma sciu ca sciu caminai deretu in s’àcua e
in su chi no ddui est
bolis torra sa sceda,
bolis torra su cuntrollu
bolu torra is alas mias nieddas,
su manteddu miu
sa crai de sa felicidadi est sa disubidièntzia in sei
a su chi no ddui est
po i-cussu mi nau maladitu a cumenti seu fatu
sa manera mia de morri sanu e salvu inui m’apicigu
sa manera mia villiaca de abarrai
isperendi chi ddui siat
su chi no ddui est
Dòngiu a cura a is follas,
ant a èssiri fortis chi nc’arrennèsciu a no tenni contu ca
is matas funt mortas
ma custu est a caminai in artu in s’àcua e
in su chi no ddui est
mi ca arribat s’obrèscida
sciu ca est inoi po mimi
meravilliosu cumenti a bortas
su chi parit no est
afutendisindi de sei,
afutendimi de mei
po su chi no ddui est

(Afterhours)

Quello che non c’è
Afterhours (da "Quello Che Non C’è") – 2002

Ho questa foto di pura gioia
E’ di un bambino con la sua pistola
Che spara dritto davanti a se
A quello che non c’è
Ho perso il gusto,
non ha sapore
Quest’alito di angelo che
mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull’acqua e
Su quello che non c’è
Arriva l’alba o forse no
A volte ciò che sembra alba
Non è
Ma so che so camminare dritto sull’acqua e
Su quello che non c’è
Rivuoi la scelta,
rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere,
il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c’è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m’attacco
Il mio modo vigliacco di restare
sperando che ci sia
Quello che non c’è
Curo le foglie,
saranno forti Se riesco ad ignorare che
gli alberi son morti
Ma questo è camminare alto sull’acqua e
Su quello che non c’è
Ed ecco arriva l’alba
so che è qui per me
Meraviglioso come a volte
ciò che sembra non è
Fottendosi da se,
fottendomi da me
Per quello che non c’è.

 


Saluti rossi compagno Ivan

Ivan Della Mea, cantautore compagno milanese non c’è più

« Lui ha quindici anni, cognome Saldutto, / alunno alle medie, scuola Pacinotti, / venuto di Puglia, "terrone" immigrato: / Torino lo boccia e lui s’è impiccato  »
 (Ivan Della Mea, Ballata per Ciriaco Saldutto)

saluto a pugno chiuso, compagno Ivan.

Il Deposito


Berlinguer 25 anni fa

Pro amentare su cumpanzu sardu Enrico Berlinguer.

Ischida sardu, ischidati isfrutadu de cada logu, pesa sa conca!

« La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico. »
 (Enrico Berlinguer)

myspace.com/berlinguer


Un’altra Europa è possibile

Comunque la pensiate… io decido di andare a votare

Il vero voto utile è quello alla Lista comunista e anticapitalista

perchè occorre alzare la testa, perchè sono partigiano, perchè…"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Antonio Gramsci – 11 febbraio 1917

Se sei di sinistra dillo forte
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