Archivi del mese: luglio 2009

I giorni migliori

Sas menzus dies

Tzertas cosas chi intendes in s’àghera
no las depes istichire
las conosches a memòria
ma no las podes partzire,
si ses chircande su biazu tuo
in d’unu logu indedda, prus liberu…

a cudd’ala ‘e muros chi bies andande ainantis
intro sos discursos inbidiosos e arrogantes,
sas cosas chi tenes in coro
no los rebutzes mai
sunis fraziles ma las podimus amparare
si in artu an a bolare sos pensamentos nostros
prus craros.

Azùdami a acatare s’interessu
pro sas cosas minores
chi sunis s’istèrrida de totu sas promissas
de su benidore chi creschet,
poite sunis sas isfumaduras
a dare bida a sos colores
e a nos fagher amentare torra
sas cosas prus ìnnidas
de sas menzus dies

Non bi sunis carrelas prus curtzas de chircare
b’est s’àndala in ghite credes
e su corazu de andare

 

I giorni migliori
(da "In continuo movimento")
(Testo e Musica: Federico Zampaglione
)

Certe cose che senti nell’aria
non le devi nascondere
le conosci a memoria
ma non puoi condividerle,
se stai cercando il tuo viaggio
in un posto lontano, più libero…

Oltre i muri che vedi andando avanti
fra i discorsi invidiosi e arroganti,
le cose che senti nel cuore
non rinnegarle mai
sono fragili ma possiamo difenderle
se voleranno in alto i nostri pensieri
più limpidi.

Aiutami a ritrovare l’interesse
per le piccole cose
che sono alla base di tutte le promesse
del futuro che cresce,
perché sono le sfumature
a dare vita ai colori
e a farci tornare in mente
le cose più pure
dei giorni migliori.

Non ci sono percorsi più brevi da cercare
c’è la strada in cui credi
e il coraggio di andare.

video

il coraggio di andare


Grande festa – Festa Manna

E sono qui a ricordare per raccontare, per raccontarmi. Seduto su questa pietra, vicino a un masso di calcare obliquo levigato appoggiato ad un costone roccioso, "sa tella manna", dietro una curva ("apustis sa furriada") di una stradina di campagna, alberata in ambo i lati, con tanti alberi che formano un bosco.
Dicevo, a ricordare, dentro un sogno, "unu bisu", che forse mi è stato raccontato, che forse parla di me di quello che ero, prima dello scontro, prima dello schianto, di cui non ricordo come e perché, ma non ricordo manco chi fossi e dove andavo. Già! Ricordo, "in su bisu", che la velocità, prima dello schianto, non era sostenuta, anzi!, il traffico regolare, niente di preoccupante. Le mie condizioni di salute buone; assorto e immerso in una "storia" che avevo sentito ma non ricordavo da chi. Insomma una storia che parlava di un Paese, un villaggio, "che non c’è", con strane caratteristiche che, a pensarci bene, è come se lo vedessi di fronte a me, reale e concreto, soleggiato, spesso percorso dal maestrale, con geometrie regolari, le case in granito o pietre di calcare, basse, con le tegole fabbricate nel posto, un loggiato, un cortile antistante la casa e un pozzo al centro. Molti lecci e querce intorno. Poco distante una tomba megalitica con esedra semicircolare. Per ora ricordo solo questo ma può essere che con l’andare del racconto ricordi altri particolari.
Quindi ero li, alla guida della mia macchina, con mille pensieri, fra cui questa "storia", che aveva un posto principale fra lo sciame dei pensieri. Dentro la lingua d’asfalto che percorre in diagonale la terra che sta "in mezzo al grande mare tondo". Il sole alla mia sinistra mano a mano si alzava e cominciava ad infastidire il mio occhio sinistro, un raggio penetrante, "un ogu de soli"….
Dovete sapere che in questo "Paese che non c’è" non ci vai apposta, ci arrivi per caso, attraversandolo. Ci puoi arrivare solo col gregge in transumanza. Il pastore che le conduce conosce la strada ma non saprebbe indicartela. Sono le pecore, semmai, che lo conducono o che ti conducono, perché conoscono la strada, iscritta nel loro dna. A valle, molto più lontano di questo paese, i pascoli per svernare, meta del gregge che transita, a novembre, nel "Paese che non c’è". Farà la stessa strada al ritorno, a maggio quando i pascoli montani sono più verdi e il tempo buono è tornato, li in mezzo ai graniti. Chi ne parla, ma non ha paura di essere preso per matto, dice trattarsi di Mas-Oneh ‘Branhu. Anche se non ricordo bene chi me lo disse. Nessuna cartina riporta questo nome. Ma, credetemi, esiste.
Ero li seduto, che cercavo di ricordarmi di quel tale, non più giovanissimo, passato qui, a pochi passi da "sa tella manna", testa bassa, gli abiti polverosi, i pantaloni di tela blu con enormi tasconi laterali, una maglietta polo e i sandali, dietro il gregge in transumanza; davanti al gregge il pastore che canticchiava strofe di un sonetto, di cui non si percepivano bene le parole. Quel tale mi somigliava tanto, stessa corporatura, stesso viso. Al ritorno dalla transumanza lo stesso decise di restare a Mas-Oneh ‘Branhu e costruire la sua casa in granito, con un pozzo al centro di un ampio cortile, sotto il pergolato.
… Un sole accecante, incredibile, mi impedisce la vista. Devo assolutamente abbassare il parasole. Una frazione di secondo, di distrazione, dietro la curva, una macchina ad andatura lenta, ormai troppo tardi per decelerare, la frenata, lo schianto.
Dopo quella curva, "apustis cudda furriada", si subito dopo quella grossa quercia, vicino a quel masso di calcare obliquo levigato appoggiato ad un costone roccioso, "sa tella manna", un tempo, per chi ha buona memoria, si trovava anche un grosso ginepro, un possente ginepro scultura vivente de "su bentu estu", del maestrale. Oggi sola, proprio a due passi, accompagnata da qualche giovane leccio, resta la quercia… Poche decine di metri più in la, tanti anni or sono, una altrettanto possente venne abbattuta da un fulmine. Ma questi sono racconti di chi ormai vive solo per raccontarli, "contus de meda". Che magari, in parte, avete già sentito da me. Dicevo di quel ginepro, bene, quel ginepro, "su tzinnìbiri bècciu", era punto di riferimento per tutti, cacciatori compresi. Ci si incontrava li, era persino facile darsi appuntamenti, il luogo era inequivocabile. Oggi, dicevo, non esiste più…
Quindi, dicevo, di quella curva col ginepro e "sa tella manna". Ebbene, quello era il limite dei territori di Mas-Oneh Bran’hu…Dopo quel limite, il resto dell’inizio della mia esistenza, esistenza altra, ma esistenza, persa nel vento maestrale.
Bene, dopo quella curva, quei fatti, quella storia, che non ricordo bene se riguardi altri o me stesso, ma ormai poco importa, proseguo la mia esistenza. Stasera ci sarà "Festa manna", la festa della trebbiatura, sa festa de "Trèulas", di luglio, il mio mese. Ci saremo tutti dentro l’esedra a ballare fino all’alba, noi abitanti di Mas-Oneh Bran’hu. Ci sarà anche un ospite, che giusto ieri l’altro transitava con un gregge, dietro le pecore. Deve raccontarci di un fatto strano che gli è accaduto, alla guida della sua macchina, dopo una curva, dice di avere visto, dopo essere stato abbagliato …Gli ho detto che ne avremo parlato a "Sa festa manna".

Rialzarsi subito. Un esigenza!

Non importat cantas bortas nd’orruis, su chi contat est sa pressi cumenti ti ndi torras a pesai

Non importa quante volte cadi, quello che conta è la velocità con cui ti rialzi in piedi

E su questa, non troppo originale riflessione, continuando a sopportare la calura, sighendi a aguantai sa basca, vi lascio per qualche giorno, in attesa di scrivere altre mie riflessioni.

Saludos

p.s.: "Bom De De Bom Bom" di Doktor Zoil merita ripetuti ascolti, magari in loop


Blog in sciopero: "rumoroso silenzio" contro il decreto Alfano


Il diritto di manifestare non si tocca

NO G8

Torino, 6 lug. – (Adnkronos) – I reati contestati sono violenza, resistenza, lesioni, danneggiamenti in concorso aggravato
Torino, 6 lug. – (Adnkronos) – E’ in corso a Torino, Padova, Bologna e Napoli l’esecuzione di 21 arresti per i disordini accaduti scorso maggio a Torino in occasione del G8 dell’Universita’. Le misure cautelari, 16 in carcere e 5 ai domiciliari, riguardano esponenti di movimenti legati all’area cosidetta antagonista che si sarebbero resi responsabili delle violenze accadute nel capoluogo piemontese. Dodici gli arresti in corso a Torino.
I reati contestati sono violenza, resistenza, lesioni, danneggiamenti in concorso aggravato. Le misure sono state emesse a seguito delle indagini condotte dalla Digos e dalla Polizia di Torino coordinate dalla direzione contrale della Polizia di prevenzione.

Solidarietà per i compgni arrestati!


Istrales…colpi di scure

Un’Istrale a sos cumpanzos
chi cumpanzos non sun’ prusu
como atenden sos istranzos
cara a terra e fundu a susu.

ISTRALES (Piero Marras)

Oggi mi va di ascoltare il nostrano Piero Marras (canta-autore, di spessore)….se vi va fatte un giro in rete per sapere/conoscere chi è. Merita. In questo mondo di ciechi muti e sordi

Istrales…

tzafos de istrale in totube, e amus a narrer ca bat zente meda chi nde meritat


Istrales (Piero Marras)

Un’Istrale a sos cumpanzos
chi cumpanzos non sun’ prusu
como atenden sos istranzos
cara a terra e fundu a susu.

Un’Istrale a sos cumpanzos
chi non lassen su masone
e una bella surra ‘e punzos
gai torramus a cumone.

Un’Istrale a sos cantores
de su binchidore nou
razza mala ‘e brincadores
chi in totube faghen s’ou.

A sos bator moriteddos
chi los truvet s’istoria
che puntorzu a sos poleddos
gai lis torrat sa memòria.

A sa corte printzipale
chi sos Sardos cheret mudos
chene limba naturale
gai non semus limbudos!

A sos òmines de nudda
sos chi furan sa zente
chene coro e chene tudda
furan puru s’innotzente
Un’istrale a tie cumpare
disizosu e abramidu
chi pro fagher su dinare
fintzas s’anima es futidu.

Un’istrale a tie cumpare
e unu rayu mannu mannu
cun s’inferru a murrapare
chi t’accaten intro s’annu.

Ammentaebos cuss’istrada
cuss’istrada ‘e malasorte
chi Feliza es’ numenada
sinde riet puru sa morte.

Ammentaebos cuss’istrada
ammentaebos sas ruches
bos amparet sa torrada
Deus in nottes chene luches

Bi nde cheren de cosinzos
a la cùrrere sa vida
tra suore e pistichinzos
isetende sa bessida.

Bi nde cheren de cosinzos
ma b’at chie, sende sintzeru,
custa vida de meschinzos
l’es currende iscurtzu aberu ..

isetende sa bessida

Bi nde cheren de cosinzos
ma b’at chie, sende sintzeru
custa vida de mischinzos
l’es’currende iscurzu a beru..

Piero Marras (pseudonimo di Piero Salis) è nato a Nuoro nel 1949 ma le origini sono di Sassari e Cagliari l’ha fatto suo.
E’ considerato il precursore e l’esponente più importante dell’esperienza musicale etnica regionale. E’ pur vero che tanti testi delle sue canzoni sono in lingua italiana, soprattutto quelli dei primi anni di attività: testi apprezzati dal pubblico e dalla critica, testi che gli sono valsi importanti riconoscimenti.
Nasce discograficamente nel settembre del 1978 con l’album “Fuori campo”, edito da EMI. L’album, che è la mediazione tra il suo passato e i lavori a venire, viene segnalato da Renzo Arbore nella trasmissione televisiva cult del momento, "L’altra domenica", dove Marras canta l’oramai divenuta celebre “Diglielo tu Maria”, a metà strada tra canzone impegnata e leggera.
Nel 1980 esce il suo secondo LP “Stazzi Uniti”, ironico riferimento alla sua terra d’origine.Il disco entra velocemente in Hit parade.
Nel 1982 vince la Vela d’Argento alla Mostra Internazionale della Musica di Riva del Garda per il suo terzo album "Marras". Fra i brani più significativi dell’album “Quando Gigi Riva Tornerà”.
Ma è con la rivisitazione delle sonorità tradizionali e della lingua degli antichi nuragici che Piero Marras ha saputo fondere, in un connubio felice, il codice, i ritmi e i profumi dell’isola. Lui stesso ama definirsi, non a caso, un cinghiale. Il cinghiale per eccellenza, diremmo noi, capace di fiutare le radici della tradizione e della storia di questa terra ubriaca di mare e di verde.
Ubriaca di canto e di poesia.
Nel 1985, con "Abbardente", i versi "in limba" diventano protagonisti del suo messaggio. "Abbardente" (Acqua ardente), è senza dubbio uno dei primi e felici esempi di world music mediterranea. Dall’acqua che brucia a quella fresca che sgorga dalle sorgenti barbaricine passano appena due anni.
Con "Funtanafrisca" (acqua fresca di fonte), scritto a quattromani col giornalista Paolo Pillonca, Marras apre al sociale. Il verso poetico diventa strumento d’analisi della società sarda, delle sue gioie e dei suoi dolori. "Osposidda" e "Domos de pedra" ne sono una bella testimonianza. Il 1988 è l’anno di “Piero Marras in concerto”, suo primo album live. Seguono gli anni e nel 1995 esce l’attesissimo “Tumbu” con l’omaggio a Maria Carta in “Sa oghe ‘e Maria” e a Franceschino Satta in “Bae luna”. Con quest’ultima le tematiche più care a Piero Marras riemergono prepotenti: la pace e l’amore, le guerre e gli odi secolari, ………. i bambini. Anche per questo motivo il cantautore sardo, il nostro “cinghiale”, merita attenzione. Per questo ha meritato che i ragazzi delle scuole di Sassari, che non conoscono "sa limba", l’abbiano cantato, l’abbiano studiato, l’abbiano inserito fra i poeti del loro album. Nel 1997 pubblica in cd una nuova edizione del suo primo album “Fuori campo”, arricchito per l’occasione di due brani inediti (Si Deus cheret e Notte lituana). Nel 1998 si esibisce con successo a Cuba nell’ambito della rassegna Ichnos. Nel 1999 la casa editrice Soter pubblica la sua prima biografia intitolata “L’artista e il cinghiale”, curata da Antonello Musu. Nello stesso anno scrive per Andrea Bocelli “A volte il cuore” brano inserito dal tenore toscano nel suo album di maggior successo “Sogno”.
Nel 2000 incide con Dionne Warwick “Sa ‘oghe ‘e Maria”- “The voice of Maria” e assieme all’artista americana, lo stesso anno, si esibisce presso la Sala Nervi in Vaticano: la performance viene trasmessa in mondovisione su Canale 5.
Nel 2001 pubblica il suo ottavo album “In su cuile ‘e s’anima” (Nell’ovile dell’anima), che contiene anche il brano cantato con Dionne Warwick. Nel mese di maggio 2001 riceve una
nomination particolare al “Premio Nastro d’argento” da parte del Sindacato dei Giornalisti Cinematografici Italiani per la canzone “Anghelos” inserita nel film “Un delitto impossibile” di Antonello Grimaldi. Nel Luglio dello stesso anno a Porto Cervo riceve dalle mani di Randy Crawford (regina della musica soul) il Disco d’Oro per le vendite del singolo “Sa oghe‘e Maria”.
Nel Gennaio 2003 esce la sua prima "raccolta" di successi in lingua sarda dal titolo “B’est” (in dialetto sardo “c’è”). A Marzo dello stesso anno riceve a Sulmona il PREMIO INTERNAZIONALE IGNAZIO SILONE “per l’alto valore culturale delle sue canzoni in lingua sarda". Fra i premiati anche Marco Pannella e Aldo Forbice. A Luglio Beppe Severgnini dalle pagine de Il Corriere della Sera lo include fra i venti artisti italiani da lui più amati: “Fuori campo di Piero Marras è davvero bello e utile per capire la Sardegna”. Nel 2004 esce una raccolta dei brani in lingua italiana dal titolo “L’ultimo capo indiano” contenente tutti i successi di Piero Marras dal 1978 al 1982, più due canzoni inedite: “Una vita di più” e “Basta chiudere gli occhi”.