Grande festa – Festa Manna

E sono qui a ricordare per raccontare, per raccontarmi. Seduto su questa pietra, vicino a un masso di calcare obliquo levigato appoggiato ad un costone roccioso, "sa tella manna", dietro una curva ("apustis sa furriada") di una stradina di campagna, alberata in ambo i lati, con tanti alberi che formano un bosco.
Dicevo, a ricordare, dentro un sogno, "unu bisu", che forse mi è stato raccontato, che forse parla di me di quello che ero, prima dello scontro, prima dello schianto, di cui non ricordo come e perché, ma non ricordo manco chi fossi e dove andavo. Già! Ricordo, "in su bisu", che la velocità, prima dello schianto, non era sostenuta, anzi!, il traffico regolare, niente di preoccupante. Le mie condizioni di salute buone; assorto e immerso in una "storia" che avevo sentito ma non ricordavo da chi. Insomma una storia che parlava di un Paese, un villaggio, "che non c’è", con strane caratteristiche che, a pensarci bene, è come se lo vedessi di fronte a me, reale e concreto, soleggiato, spesso percorso dal maestrale, con geometrie regolari, le case in granito o pietre di calcare, basse, con le tegole fabbricate nel posto, un loggiato, un cortile antistante la casa e un pozzo al centro. Molti lecci e querce intorno. Poco distante una tomba megalitica con esedra semicircolare. Per ora ricordo solo questo ma può essere che con l’andare del racconto ricordi altri particolari.
Quindi ero li, alla guida della mia macchina, con mille pensieri, fra cui questa "storia", che aveva un posto principale fra lo sciame dei pensieri. Dentro la lingua d’asfalto che percorre in diagonale la terra che sta "in mezzo al grande mare tondo". Il sole alla mia sinistra mano a mano si alzava e cominciava ad infastidire il mio occhio sinistro, un raggio penetrante, "un ogu de soli"….
Dovete sapere che in questo "Paese che non c’è" non ci vai apposta, ci arrivi per caso, attraversandolo. Ci puoi arrivare solo col gregge in transumanza. Il pastore che le conduce conosce la strada ma non saprebbe indicartela. Sono le pecore, semmai, che lo conducono o che ti conducono, perché conoscono la strada, iscritta nel loro dna. A valle, molto più lontano di questo paese, i pascoli per svernare, meta del gregge che transita, a novembre, nel "Paese che non c’è". Farà la stessa strada al ritorno, a maggio quando i pascoli montani sono più verdi e il tempo buono è tornato, li in mezzo ai graniti. Chi ne parla, ma non ha paura di essere preso per matto, dice trattarsi di Mas-Oneh ‘Branhu. Anche se non ricordo bene chi me lo disse. Nessuna cartina riporta questo nome. Ma, credetemi, esiste.
Ero li seduto, che cercavo di ricordarmi di quel tale, non più giovanissimo, passato qui, a pochi passi da "sa tella manna", testa bassa, gli abiti polverosi, i pantaloni di tela blu con enormi tasconi laterali, una maglietta polo e i sandali, dietro il gregge in transumanza; davanti al gregge il pastore che canticchiava strofe di un sonetto, di cui non si percepivano bene le parole. Quel tale mi somigliava tanto, stessa corporatura, stesso viso. Al ritorno dalla transumanza lo stesso decise di restare a Mas-Oneh ‘Branhu e costruire la sua casa in granito, con un pozzo al centro di un ampio cortile, sotto il pergolato.
… Un sole accecante, incredibile, mi impedisce la vista. Devo assolutamente abbassare il parasole. Una frazione di secondo, di distrazione, dietro la curva, una macchina ad andatura lenta, ormai troppo tardi per decelerare, la frenata, lo schianto.
Dopo quella curva, "apustis cudda furriada", si subito dopo quella grossa quercia, vicino a quel masso di calcare obliquo levigato appoggiato ad un costone roccioso, "sa tella manna", un tempo, per chi ha buona memoria, si trovava anche un grosso ginepro, un possente ginepro scultura vivente de "su bentu estu", del maestrale. Oggi sola, proprio a due passi, accompagnata da qualche giovane leccio, resta la quercia… Poche decine di metri più in la, tanti anni or sono, una altrettanto possente venne abbattuta da un fulmine. Ma questi sono racconti di chi ormai vive solo per raccontarli, "contus de meda". Che magari, in parte, avete già sentito da me. Dicevo di quel ginepro, bene, quel ginepro, "su tzinnìbiri bècciu", era punto di riferimento per tutti, cacciatori compresi. Ci si incontrava li, era persino facile darsi appuntamenti, il luogo era inequivocabile. Oggi, dicevo, non esiste più…
Quindi, dicevo, di quella curva col ginepro e "sa tella manna". Ebbene, quello era il limite dei territori di Mas-Oneh Bran’hu…Dopo quel limite, il resto dell’inizio della mia esistenza, esistenza altra, ma esistenza, persa nel vento maestrale.
Bene, dopo quella curva, quei fatti, quella storia, che non ricordo bene se riguardi altri o me stesso, ma ormai poco importa, proseguo la mia esistenza. Stasera ci sarà "Festa manna", la festa della trebbiatura, sa festa de "Trèulas", di luglio, il mio mese. Ci saremo tutti dentro l’esedra a ballare fino all’alba, noi abitanti di Mas-Oneh Bran’hu. Ci sarà anche un ospite, che giusto ieri l’altro transitava con un gregge, dietro le pecore. Deve raccontarci di un fatto strano che gli è accaduto, alla guida della sua macchina, dopo una curva, dice di avere visto, dopo essere stato abbagliato …Gli ho detto che ne avremo parlato a "Sa festa manna".
Annunci

13 responses to “Grande festa – Festa Manna

  • Francescafutura

    Bello, questo snodarsi surreale, eppure tanto vivido da ritrovarsi dentro…apertura per la fantasia del lettore…
    frantzisca

  • PannychisXI

    Mi sono sentita una pecora, e sono stata felice. Grazie.

  • Bardaneri

    felice di conoscere la strada dei transumanti, de sos caminantes

    saludos

  • nheit

    Nessuna cartina riporta questo nome.Mas-Oneh Bran’hue. ma il pastore lo sa che non basta togliere vocali e aggiunger suoni duri di pronunce arabe e orientali per ritornare a casa ed essere sereni finalmente . ci vuole fede nella Madre terra e lasciare che le stagioni si susseguano nel ritmo naturale . la transumanza e poi il ritorno e via. fino alla morte . e ci vuole uno schianto a volte per capire che si ritorna là, da dove mai si è mossi.necessario lo schianto che riporta ad aprire mente e cuore . a riprendersi quel che si era perduto. l’ingarbugliato mondo, tutto così difficile. ora s’illumina di serena vista.
    a Mas-Oneh ‘Branhu . e costruire la sua casa in granito, con un pozzo al centro di un ampio cortile, sotto il pergolato.
    e Barda tu sei lì ora a decantare in stasi dopo le transumanze.saggio pastore . e l’occhio non si ferma nel riposo a casa . controlla il territorio e le sue bestie e il cielo. prepara con la mente senza fretta il percorso d’autunno.per non avere inganni.
    vive da uomo.nella terra più bella che c’è al mondo. è tutto quel che conta

  • Bardaneri

    già nheit, proprio così, lo schianto ti riporta coi piedi per terra, semmai ne avevi bisogno, intanto sono pastore pecora costruttore di casa in granito, ma soprattutto uomo seduto dietro l’angolo. A pensare, per raccontarmi-ci

    saludos

  • giovanotta

    un impràssidu!
    (imparato da Danis 😉

  • perlasmarrita

    Un post splendido, Bard… bellissimo a dir poco.
    Lo pubblicherò da me, tra qualche gg, se me lo consenti :))

    ps: grazie per la traduzione, infinite grazie 🙂

  • Bardaneri

    grazie perlina, fai pure

    saludos

  • pietroatzeni

    Descrizione così viva e coinvolgente che rimpiango di non essere tra le pecore. Ciao, e buona serata. Pietro.

  • ROSALUNA37

    Io pastore tra le pecore.. lasciandomi trascinare nei miei percorsi interiori.. ecco perchè mi (vi) perdo ogni tanto,in viaggi interminabili, pur trovando la strada per tornare da voi.
    Bardanè- Nheit- amici
    Siete energia vitale!!

  • nheit

    credo ancora Rosa sempre che parlare con gli alberi guarisca i mali di quel che abbiamo dentro e non capiamo .di quel che siamo e non cogliamo bene. e le piante antiche sanno più di noi. rasserenano. riportano alla giusta dimensione. se cresci insieme a loro è vita che val la pena d’essere vissuta. energia religione mito affetto
    ucciderle è come perdere se stessi .maledetti uomini assassini

    ” Dicevo di quel ginepro, bene, quel ginepro, “su tzinnìbiri bècciu”, era punto di riferimento per tutti, cacciatori compresi. Ci si incontrava li, era persino facile darsi appuntamenti, il luogo era inequivocabile. Oggi, dicevo, non esiste più…”

  • ROSALUNA37

    “Su Tzinnibiri Becciu” Bellissimo!!
    C’è anche il liquore ottenuto dal ginepro, Se passi da Milano in Su Tzilleri meu, te lo offro insieme al Mirto. Cannonau Filu e Ferru…
    Un angolo di Sadegna!!!!

  • nheit

    vengo anch’io Rosaluna da te in Su Tzilleri tuo/ solo per un passaggio di comunanza antica e nuova/ sottobraccio il libro del Giudizio di Satta e Passavamo leggeri sulla terra di Sergio Atzeni ./ ci riconosceremo/
    alla salute nostra il liquore di mirto. e a culo tutto il resto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: