Archivi del mese: aprile 2010

siamo tutti migranti, siamo tutti clandestini

il nuovo proletariato non è in piazza
a manifestare
il nuovo proletariato non è iscritto
all'ufficio anagrafe
il nuovo proletariato non si connette
ad internet e non guarda la tv

il nuovo proletariato è clandestino e
non è pacifista

e quando il proletariato
manifesta il suo dissenso non lo
fa con i palloncini e le
bandierine

Banlieues(da www.ucalcabari.splinder.com )

La narrazione dell’immigrazione in Italia. Da Lampedusa a Rosarno: cattiva informazione e pratiche di resistenza
(…)  Lampedusa. Ovvero lo spettacolo della frontiera.
A partire dagli anni ’90, iniziò in Italia una sovraesposizione mediatica del momento degli arrivi dei migranti via mare che non si è più arrestata fino al 2009. Le immagini dei cosiddetti "sbarchi" entrarono dentro le case degli italiani attraverso la televisione e i giornali senza che mai, in tutti quegli anni, gli stessi media che le commentavano affiancassero ad esse dei dati oggettivi che avrebbero dimostrato come questo modo di raggiungere l’Italia non abbia mai in realtà rappresnetato più del 15% degli arrivi "irregolari".

Siamo tutti immigrati

FLUSSI MIGRATORI

La storia dei popoli è sempre stata storia di viaggi, spostamenti, migrazioni.

Quest’aspetto oltre ad essere determinante per cogliere una tendenza naturale degli esseri umani, arriva addirittura a costituire l’essenza di alcuni popoli per i quali non c’è differenza tra definizione della propria identità e carattere migratorio. Dai Mongoli ai Tuareg fino a giungere agli Zingari e all’intreccio delle molteplici sotto-comunità nomadi, sono sempre esistite popolazioni forgiate dalla cultura della migrazione e dell’attraversamento dei territori.

La storia di un esodo è d’altronde storia biblica, fondante la cultura dell’Occidente entro la quale reagiscono tutti gli aspetti che hanno contribuito alla nascita di una tradizione ebraico-cristiana. Quest’Occidente, quindi, da sempre attraversato da nomadismi “anomali”, da viandanti senza legami, gioca un doppio ruolo, è costretto ad un doppio sguardo, in quanto da una parte interpreta e pensa le migrazioni come fenomeno esotico, lontano, di culture altre rispetto a quelle dominanti nel proprio regno, dall’altra respira affannosamente quando le “orde barbariche” tracciano solchi all’interno dei propri confini.

 

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Ora e sempre Resistenza

buon 65° anniversario della Liberazione
 
«È questo il fiore del partigiano»

spunti  da wikipedia
 

la nuova resistenza


 


L’isola dei Cassintegrati


 

Il detto "apparire per essere" (per esistere) di Herbert Marshall McLuhan è diventato un punto fermo in questo cd. "villaggio globale". Questa, forse, banale considerazione rimbalzava nella sua testa da giorni. Di tanto in tanto accendeva il televisore, faceva zapping, ma tutto lo annoiava. Questo elettrodomestico era diventato, purtroppo, un tritacarne di immagini, emozioni, notizie, carezze e baci, disaster movie, cazziemazzi, tutto uguale, tutto sullo stesso piano. Non lo interessava affatto. A quel punto, pensava, meglio l'appuntamento quotidiano di blob/raitre, almeno quelli montano le immagini e i video con un senso, destrutturando situazionisticamente il divenire "umano". Almeno quelli si sono guadagnati il pubblico fedele con costanza e merito. Il resto trash e boh. Una notizia, però, lo tormentava, il fatto che anche un gruppo di operai della torresina vinyls, per esistere, r-esistendo, avessero bisogno di comparire/apparire per "essere". Il segno dei tempi?! Già i tempi in cui con ombrello infilato nel fondoschiena l'operaio Cipputi vota per il sìur Brambila, il padrone, su meri, e il sardo Cipputi per il vassallo di Arcore.
Invece, allora, quando lui era partito nella città automobilistica del nord, allora, le conquiste si facevano giorno per giorno, sul campo, nel reparto, gomito a gomito, nelle assemblee fumose e spesso urlate, con il padrone e i delegati che, se non "funzionavano" a dovere, i delegati,  prendevano sportellate di stippeto dello spogliatoio sul muso, al cambio turno. Tempi di solidarietà fra compagni e non, fra lavoratori, tempi di solidarietà con chi veniva da fuori, da paesi lontani, perchè anche lui veniva da fuori, dall'isola del sole del mare e delle vacanze, ovviamente dei VIP, per cui tu, visto che il mare e il sole non te lo potevi mangiare, eri stato costretto a cercare lavoro altrove, fuori, in un luogo "altro". Con tutto ciò che comporta lasciare la propria casa, i luoghi dell'infanzia, la tua gente, le tue radici. Ti trovavi li a cominciare tutto da capo. Tempi lontani, sbiaditi, dimenticati, di quando si votava piccì perchè era vicino a te alle tue necessità e alle tue convinzioni. Altri tempi, oggi tutto sprofondato, ingoiato, destrutturato, rimaneggiato e revisionato ormai da chi controlla la"verità": quella del padrone in stampo sudamericano, con sghei, sorriso e TV.
Oggi, pensava, tutto dimenticato, e quando si dimenticano le lotte e i sacrifici a quel punto vale tutto, anche "svendere" il proprio voto, in pratica regalandolo, forse per dare il segnale della "classe operaia", (l’ultimo?), così come stanno facendo i suoi figli nipoti e colleghi rimasti la al nord, in un mondo che cambia e che è cambiato radicalmente. Oggi abbagliati e rincretiniti dai sedicenti pronipoti dei celti, oggi i figli dei compagni amano incontrarsi sulle rive del Po coi figli della middle class, fazzoletto verde al taschino e/o elmetto bicorna. Questo pensava in un'aura di amarezza dura da mandar giù.
Oggi, lui, assiste quasi impotente al reale, alla realtà, fatto di finzione e di immagini dei media, la realtà che piace e che non piace, mischiata miscelata fra culi-e-tette e un reality show finto, l'isola dei famosi, e uno vero, l’isola dei Cassintegrati.
Questo pensava mentre faceva il formaggio nel "cuile" della terra dei suoi avi. Pensava e soffriva all'idea che anche qui, in quella parte nord della terra di mezzo nel grande mare tondo, una parte della classe operaia nostrana, votata alla chimica, avesse bisogno del crudele megafono massmediologico per far conoscere la sua situazione in difesa del loro posto di lavoro e per rilanciare il polo chimico del nord Sardegna. Loro i pronipoti shrdn imprigionati volontari nella ex prigione di Stato dell'Asinara, nella affannosa ricerca dell'apparire al mondo, più incline alla lacrimuccia facile per la vittoria del grandefratello Mauromarin di turno che al dramma di un lavoratore cassaintegrato senza, forse, speranze di un lavoro stabile.

Questo pensava, ancora, mentre portava le pecore al pascolo, secondo una ritualità impressa dalle leggi della natura piuttosto che dall'orario legale o dai picchi dell'audience.

 
L’isola dei Cassintegrati ad Annozero batte l’ascolto dell’Isola dei Famosi! La prima protesta mediatica della classe operaia, partita da facebook e approdata in varie trasmissioni televisive ottiene un grande risultato in termini di “popolarità”, ma questo si convertirà in una vittoria sul lavoro? Ospiti in studio Antonio Salaris e Argentino Tellini

 

cassintegrati più famosi dei famosi: puntata di Tetris del 14 aprile

il lavoro non si tocca!!!


Haiku di F. Battiato

Haiku

Sètiu suta ‘e un àrbule a pessare
mi bidio frimu ballande cun su tempus
comente ‘ilu de erba
chi s’incrunat a sa traschia de mayu
a sas intempèrias suas.

A su lentore chi si ponet in sos frores
cando s’intendet s’atonzu
assimizo
ego chi depo irghelare
e dia cherrer
a m’apicare in su nudda
a mi reduire
e torrare a nudda
 

Haiku
(Franco Battiato)

Seduto sotto un albero a meditare
mi vedevo immobile danzare con il tempo
come un filo d’erba
che si inchina alla brezza di maggio
o alle sue intemperie.

Alla rugiada che si posa sui fiori
quando s’annuncia l’autunno
assomiglio
io che devo svanire
e vorrei
sospendermi nel nulla
ridurmi
e diventare nulla.


la libertà!

In questi giorni festivi mi abbandonerò, probabilmente, alle degustazioni tipiche della Pasqua. Giusto per gradire, in compagnia. Ovviamente ci sarà tempo e spazio per le riflessioni. Ma una, in particolare, incombe: lo spazio rimasto alla/e nostra/e libertà.
Come dice Gaber "… l’unica cosa di cui non siamo riusciti a liberarci è della libertà".

La Libertà
Giorgio Gaber

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato
che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco
con la gioia di inseguire un’avventura.
Sempre libero e vitale
fa l’amore come fosse un animale
incosciente come un uomo
compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

[parlato]: Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno
di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio
solamente nella sua democrazia.
Che ha il diritto di votare
e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare
ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche avere un’opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

[parlato]: Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto
che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura
con la forza incontrastata della scienza
con addosso l’entusiasmo
di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero
sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche un gesto o un’invenzione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.