Archivi del mese: gennaio 2013

Il gregge

A Mas-Oneh’ Branhu inizia il nuovo anno, poco importa il numero impresso nel calendario, importa che il gregge di un pastore della comunità sia stato ripristinato. Il nuovo anno ha dato prova che la comunità rinnova l’impegno solidaristico fra i suoi paesani. Questo è un regalo che la comunità ha fatto al pastore ma, soprattutto, è un regalo che fa a se stessa. Si racconta che il primo insediamento di Mas-Oneh’ Branhu fosse composto da tre ceppi di “sambenados” a vario titolo imparentati fra di loro. Poi, con l’arrivo dei transumanti, visto che si trovava nel crocevia fra la montagna e la pianura, portò anche una forma di solidarietà. Nei secoli la comunità ebbe modo di crescere con un ricambio continuo di culture che si aggiungevano e si fondevano con quella iniziale. Perchè la diversità è ricchezza e perchè la ricchezza di un popolo sta nelle diversità al suo interno. Ebbene il pastore in questione, che si chiamava Perdu, ma che poteva essere chiunque dei pastori di pecore del paese, aveva il suo ovile al confine e quasi all’esterno dei terreni dell’agro di Mas-Oneh’ Branhu. Per questo motivo gli capitava di perdere capi di bestiame, in particolare in prossimità delle feste, in quanto luogo di passaggio, pertanto occasione ghiotta per i ladruncoli di turno. Non è che gli avi di Perdu fossero liberi nella coscienza, anzi. Si parla di loro come dei grandi grassatori, bardaneris, che in particolare nelle coste della Baronia razziavano il bestiame, ma lo facevano a danno dei grossi possidenti che nulla avevano in comune con la gente se non quello di sfruttarla. Per questo Perdu, tutte le volte che mancava un capo, di agnella o di pecora da latte, si segnava pensando che, forse, era una parte di espiazione delle colpe dei suoi avi. Fintanto che si trattava di un capo, o di due o tre agnelli, poco male, ne restavano sempre tanti altri che gli permettevano di andare avanti, con la convinzione che si dà e si prende. Stavolta però il gregge era stato interamente rubato e, quindi, si sentiva smarrito perso e a poco, pensava, sarebbero servite le imprecazioni. Ne avevano aprofittato proprio nell’ora in cui Perdu si era recato a Mas-Oneh’Branhu per sentire la santa messa di fine anno. Guardava le stalle vuote, i campanacci appesi nella trave, le caldaie e gli strumenti per fare il formaggio riposte nella “casa del fumo” che ormai non sarebbero servite più a niente. Si disperava e piangeva. Più che per se, per la sua famiglia. Poco dopo, come in una visione, gli appare Tziu Luisicu, anch’egli di origine transumante che, attirato dal pianto, come di un attitu,  si rese subito conto della tragedia. In ricordo della tradizione solidaristica donò tre dei suoi capi più belli, due gravide e un ariete, fece il giro degli ovili circostanti; nel breve giro di un pomeriggio venne ricostituito il gregge di Perdu. Ringraziò tutti commosso per il gesto della comunità; ringraziandoli disse a ciascuno di loro “chini tenit santus in corti no morit de malasorti”.

…liberamente tratto ed ispirato dalle mie ultime letture di “Miele amaro” di Salvatore Cambosu, un libro che non può mancare in nessuna biblioteca personale.
Buon anno!

Il gregge risuscitato
da “Miele amaro” di Salvatore Cambosu (clicca sul link per scaricare)

Una volta Simone Cottasole, che aveva cento pecore e le amministrava con i suoi due ragazzi, le perdette di malattia, tutte in una volta. Poiché non si sentiva in colpa di quella disgrazia, e, quand’anche, non erano innocenti i suoi figli, da prima se la prese col destino: poi cominciò a mormorare contro Dio che, se è padrone di tutto, può comandare anche al destino. Ed aveva la mente tanto confusa che a un tratto salì sul poggio e si mise a cantare piangendo la sorte dei figli, e che non ci faceva più nulla su questa terra e diceva anche frasi sconnesse e le mescolava anche a propositi di sepellirsi nelle miniere per non vedere più né sole né luna.
I figli ascoltavano spaventati quel cantare che li faceva pensare a uno che è portato via dal fiume o a uno che chiama i morti per volerli risuscitare: e piangevano in disparte più per il loro padre che per il gregge che non c’era più. Perché per questo nella loro innocenza aspettavano un portento, un miracolo, l’arrivo di un santo.
E non passò molto tempo che apparve un pastore con un’agnella viva sulle spalle e gliela diede senza parlare. E vennero in processione altri e altri pastori: e chi dava una pecora e chi un’agnella.