Donne, è arrivato l’arrotino!

Vivere con un limite comunicativo, nello specifico la parola, ti fa incontrare una varietà di problemi. Se poi ti trovi ad essere tartaglino già dall’infanzia, cresci con questo “handicap” che sicuramente non ti agevola. L’argomento sulle difficoltà della parola non mi aveva mai sfiorato la mente. Di questo devo ringraziare Perla che ci ha fornito la cinquina di parole.

Mi capitava di prendere la parola in assemblee o davanti a numerose persone per esprimere il mio punto di vista e mi capitava, almeno all’inizio, di incespicare su alcuni termini. Con l’andare del tempo, però, l’eloquio si faceva più spedito e sicuro, abbandonando il farfugliamento. A volte mi capitava di abbozzare una certa balbuzie ma diciamo che erano le difficoltà dell’incipit. La storia è tempestata di esempi eccellenti, nei vari campi della letteratura, storia, musica. Se penso a chi con questo “disturbo” vi ha convissuto, almeno fino a che (non tutti) non è riuscito a risolverlo o superarlo, ed in particolare nella scuola elementare (oggi diremmo primaria), ovvero di ogni ordine e grado, non oso immaginare a quanti e quali prese in giro da parte dei coetanei.  In rete ho letto che nel globo terrestre soffrono di balbuzie circa 55 milioni e che tanti terapeuti lo sono stati a loro volta prima di liberarsi del problema. Se torniamo indietro nella storia Mosè alle prese col problema incaricava il fratello Aronne di esporre il suo pensiero in pubblico; nell’Esodo si legge che Mosè era balbuziente. Così pure si narra di Esopo e Demostene. I discepoli di Aristotele, addirittura, avevano l’inclinazione a farfugliare a forza di sentire gli incespicamenti verbali durante i suoi Dialogoi. Lo stesso Manzoni arrivò a rifiutare un seggio parlamentare poiché affetto da tale disturbo, pare si vergognasse di parlare in pubblico. Carrol, autore di “Alice in Paese delle meraviglie” era balbuziente. Ma anche Isaac Newton e Charles Darwin lo erano, e non ha impedito loro di essere dei grandi pensatori scientifici. Persino Marilyn Monroe, icona di bellezza senza tempo lo era, e non ne faceva certo un dramma, anzi, affascinava ancor di più. Che lo fosse Jimi Hendrix non lo sapevo, ma immagino il perché, vista la sua infanzia problematica con la madre alcolista e l’estrema povertà, al punto che i suoi insegnanti gli acquistarono una chitarra visto il suo talento per lo strumento. Gli Who in My Generation per bocca del cantante Roger Daltrey, 50 anni fa regalavano alle giovani generazioni un inno che parlava di loro, delle loro problematiche e delle indecisioni sul presente, ma soprattutto sul loro futuro, col balbettio del testo sottolinearono le difficoltà dei giovani di allora, ma potremmo dire anche di oggi; nel ritornello si dice ” <<Why don’t you all f-fade away? (Talkin’ ‘bout my generation) And don’t try to dig what we all s-s-say, (Talkin’ ‘bout my generation)>> (Perché non sparite tutti? (Parlando della mia generazione) E non cercate di capire meglio ciò che diciamo (Parlando della mia generazione)); questo ci fa capire le barriere comunicative.

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In genere si pensa che il tartaglino quando canta non ha questi problemi. A tal proposito, a distanza di svariati lustri, mi diverte il ricordo di quella barzelletta dove si dice di un lavoratore precario balbuziente chiamato a sostituire, per un breve periodo, la vedetta antincendio. Nella sua prima giornata di turno si trovò a dover avvisare la squadra antincendi che era scoppiato un incendio, ma al telefono, anche per la forte tensione, gli venne da cantare in modo intonato <<è scoppiato un grande incendio>>; l’interlocutore, senza farlo finire, pensando ad uno scherzo telefonico, gli replicò <<paraponziponzipò>>, chiudendo prontamente la telefonata sul famoso ritornello stornellesco.

E qui mi fermerei se non fosse che, mentre guardo il cielo dalla finestra della mia stanza, un cielo terso coi nuvoloni carichi di colori grigioscuri, io al calduccio, di tanto in tanto, intravedo timidi fiocchi di neve. Spero non faccia la nevicata di due anni fa. Vabbè ho le gomme termiche ed ovviamente non posso sempre sperare in un clima mite visto che vivo nell’Isola del sole.

Ed ora, terminato il post, mi ritiro di buon ordine, in attesa di leggere i vostri, non prima di notiziarvi che, in strada, sotto casa, fa eco uno dei vecchi mestieri che facevano parte della mia infanzia, insieme ai venditori di sementi e cipolle, richiamando l’attenzione agli abitanti del quartiere; lui che gira in motocarro con l’altoparlante, attirando l’attenzione, e talvolta l’ilarità, col mitico “donne, è arrivato l’arrotino e l’ombrellaio“.

Saludos

“Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti. Parole e partecipanti li potete trovare sul blog “Verba Ludica”, al link  http://carbonaridellaparola.blogspot.it/
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15 responses to “Donne, è arrivato l’arrotino!

  • Francesca

    Delizioso post 🙂
    Impegnato e leggero allo stesso tempo. Mi ha divertita la storia dello stornello del vigile, mi ha fatto riflettere la carrellata di nomi che, pur se affetti da balbuzie, sono riusciti a ritagliarsi un posto di primo piano nella storia umana. Questo ha sottolineato quel che penso da sempre: è la balbuzie morale che rende gli uomini scialbi e insignificanti, non un ostacolo fisico.
    La chicca musicale, infine, è la tua firma inequivocabile 🙂
    Grazie!

    • bardaneri

      la balbuzie morale è diventato un linguaggio trasversale. tutti perfettamente in sincrono rispondono ai dettami del ras. urge un logopedista generazionale che spazzi via la scialberia e l’omologazione imperante.

  • Daniele Verzetti Rockpoeta

    Davvero originale sia nei contenuti sia nell’idea di fondo: scrivere un post non un racconto o una poesia ma un post utilizzando le parole di Perla… Non ci avrei mai pensato in effetti, e lo trovo davvero squisitamente originale.

    Sai sempre come stupire ed arrivare alle persone, almeno a me.
    Grazie Barda 🙂

    • bardaneri

      in genere il post lo decido strada facendo. con un canovaccio di parole a volte è più semplice. la ricchezza dell’italiano ti consente di usare termini e sinonimi con una plasticità formidabile. inizialmente avevo in mente uno schema poi mi è venuto in mente questo. stavo lavorando ad uno schema di versi sciolti. sarà per un’altra volta. pazienza.

  • Billy Hunt (@BillyHunt69)

    io credo che qui ci sia la controprova che l’espressione non è mai univoca, e in quanto tale recepisca la maggior valenza quando non è strettamente legata ad un precetto di già costituito. Non avrei mai saputo di J. Hendrix o di Marilyn M. , e neanche di Carrol… ad ogni modo riesco a constatare che gli strumenti per stupire sono infiniti, e non tutti spesso facilmente catalogabili, anzi .. meglio scusa, dettabili o ascrivibili 🙂
    Go with the Who ! Oh Thanks! 🙂
    Raymond

  • ederlezi

    Avevo fatto anche io una ricerca in rete. Incredibile quanti personaggi famosi abbiano fatto i conti con la balbuzie. Il bello della scrittura è anche questo: il costante apprendimento. Ciao Barda (ma perché non dovrebbe nevicare? la neve è bellissima 🙂 )

  • Francesco Loseto

    Anche io ho paura di parlare davanti a molta gente, e la mia paura ovviamente è proprio quella di balbettare per troppo nervosismo, ma dopo questi esempi illustri forse mi verrà più coraggio. Bell’articolo.
    Al3ph

  • Ant

    “E il proverbio consiglia di pensare
    se-sette volte prima di parlare
    Io che invece ta-ta-tartaglio
    ne penso qua-qua-quattordici e mi sbaglio”

    Eh, altro che sbaglio, quanti se-sette elevati alla potenza bisognerebbe pensare, a volte, prima di dar fiato alle trombe!

    Ho ascoltato questa canzone ironica di Roberto Murolo, Il balbuziente, e ho pensato di lasciare qualche verso qui, come omaggio al tuo brano intelligente e interessante.

  • Benito Cremonini

    ottima dissertazione,che avevi iniziato già in un commento da me sugli arrotini di oggi, e ovviamente più che apprezzato. Peccato che io sia spesso un cattivo studente e di fronte alle difficoltà preferisca fare il clown. per questo ti leggo con piacere, nell’illusione di prima o poi migliorare. Saluti.

  • giovanotta

    ma che carino questo racconto del Barda scrittore! e io che pensavo fossi appassionato solo di musica.. :- ) torno.. ciao!

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