Archivi categoria: lavoro

Io mi voglio pastore … Duos frades pastores

 "Intro ego puru in sa mandra a mùrghere?"
li narat a su frade.
"Eya, comente fagher giae l'ischis, no ti lu ses ismentigau, o nono?
Li rispundet.
Ambos duos errighen!
unu fut arrumbau chin su babbu dae cando fut minoreddu. S'àteru, frade suo prus  minore, abiat istudiau ca depiat diventare dutore. Cun sa làurea in buzaca sas  suplèntzias dae sùbito furin belle che nudda. Mancu su tantu de ponner benzina a sa màchina e mandicare, figùradi po àteru. Carchi mese apustis si che fut andau in continente a triballare in d'una fàbrica comente operàiu. Tempos malos de abolotos e manifestassiones po paga prus arta e àteros deretos chi, a bellu a bellu, si che furin imminoriande, ca su  mere teniat santos in corte, in su gubèrnu. Trìbulos e problemas belle cada die. Tandos ponende in mente a un amigu connotu in tzitade si che fut tramudau in àtera tzitade po triballare in su matessi mestieri. Semper chin su pede in sa graduatoria de mastru l'abian mutiu a un'iscola. Annos de mastru fatos cun gana e ispìritu. Como b'est unu gubernu sìmile a s'àteru de cando fut operàiu. Narat ca bi sunis tropu mastros bidellos e impiegaos. Postos segaos a serritos, issu  chene triballare dae paritzos meses. Iscandulau dae sos zornales amigos de su gubernu e de sos capos mannos industriales.  Sa bella ca fut s'orgòlliu de sa famìlia. Su babbu fut prus cuntentu de issu chi no de s'àteru frade, in su pastoriu dae minore. Cust'annu est arrumbau chene triballu, bulluzos manifestassiones tribulos, buzaca  bòdia e ispiantau, pagande s'afitu e piscande de su contu postale, imminoriandesi die pro die. Sa cumpanza, issa puru chene triballu, si ch’est torrada a domo sua lassàndelu che brocu in su muru.
Est torrau a bidda. Sa zente, a sa prima, no crediat ca issu si cheriat pastore. Eya si cheriat pastore che su frade, che su babbu e su mannoi. Un ereu de pastoriu. Issu fut pastore in s'ànimu. Dutore proite su babbu cheriat goi.
Como murghet cuntentu.
"Versande ses" li dimandat a su frade mannu. "Nono, prus nudda a caseifìtziu" li narat, iscapande una berbeghe murta, e badiandelu bene in cara. "No nos cumbenit prus. Unu litru nos lu pagan prus pagu meda de unu litru de aba. Ti l'imàzinas, s'àntana no cheret mancu murta o iscapada a paschere. E gai est cumente narat sa comunidade europea. Naran ca su prèssiu est tropu artu e cheret a l'abassare. Menzus a lu fagher a casu"
"Menzus" rispundet su frade, dutore. Errighende.
Apo intesu ca si sighit goi amus a fagher trìbulu mannu. Amus a bider. In atonzu. amus a bider"
Errighen ambos duos e sighin a cassare erbeghes pro mùrghere.
Issu, pensat, si cheret pastore. “Io mi voglio pastore”


(la traduzione non mi viene bene, l’ho pensata in limba)
 
Io mi voglio pastore

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siamo tutti migranti, siamo tutti clandestini

il nuovo proletariato non è in piazza
a manifestare
il nuovo proletariato non è iscritto
all'ufficio anagrafe
il nuovo proletariato non si connette
ad internet e non guarda la tv

il nuovo proletariato è clandestino e
non è pacifista

e quando il proletariato
manifesta il suo dissenso non lo
fa con i palloncini e le
bandierine

Banlieues(da www.ucalcabari.splinder.com )

La narrazione dell’immigrazione in Italia. Da Lampedusa a Rosarno: cattiva informazione e pratiche di resistenza
(…)  Lampedusa. Ovvero lo spettacolo della frontiera.
A partire dagli anni ’90, iniziò in Italia una sovraesposizione mediatica del momento degli arrivi dei migranti via mare che non si è più arrestata fino al 2009. Le immagini dei cosiddetti "sbarchi" entrarono dentro le case degli italiani attraverso la televisione e i giornali senza che mai, in tutti quegli anni, gli stessi media che le commentavano affiancassero ad esse dei dati oggettivi che avrebbero dimostrato come questo modo di raggiungere l’Italia non abbia mai in realtà rappresnetato più del 15% degli arrivi "irregolari".

Siamo tutti immigrati

FLUSSI MIGRATORI

La storia dei popoli è sempre stata storia di viaggi, spostamenti, migrazioni.

Quest’aspetto oltre ad essere determinante per cogliere una tendenza naturale degli esseri umani, arriva addirittura a costituire l’essenza di alcuni popoli per i quali non c’è differenza tra definizione della propria identità e carattere migratorio. Dai Mongoli ai Tuareg fino a giungere agli Zingari e all’intreccio delle molteplici sotto-comunità nomadi, sono sempre esistite popolazioni forgiate dalla cultura della migrazione e dell’attraversamento dei territori.

La storia di un esodo è d’altronde storia biblica, fondante la cultura dell’Occidente entro la quale reagiscono tutti gli aspetti che hanno contribuito alla nascita di una tradizione ebraico-cristiana. Quest’Occidente, quindi, da sempre attraversato da nomadismi “anomali”, da viandanti senza legami, gioca un doppio ruolo, è costretto ad un doppio sguardo, in quanto da una parte interpreta e pensa le migrazioni come fenomeno esotico, lontano, di culture altre rispetto a quelle dominanti nel proprio regno, dall’altra respira affannosamente quando le “orde barbariche” tracciano solchi all’interno dei propri confini.

 


L’isola dei Cassintegrati


 

Il detto "apparire per essere" (per esistere) di Herbert Marshall McLuhan è diventato un punto fermo in questo cd. "villaggio globale". Questa, forse, banale considerazione rimbalzava nella sua testa da giorni. Di tanto in tanto accendeva il televisore, faceva zapping, ma tutto lo annoiava. Questo elettrodomestico era diventato, purtroppo, un tritacarne di immagini, emozioni, notizie, carezze e baci, disaster movie, cazziemazzi, tutto uguale, tutto sullo stesso piano. Non lo interessava affatto. A quel punto, pensava, meglio l'appuntamento quotidiano di blob/raitre, almeno quelli montano le immagini e i video con un senso, destrutturando situazionisticamente il divenire "umano". Almeno quelli si sono guadagnati il pubblico fedele con costanza e merito. Il resto trash e boh. Una notizia, però, lo tormentava, il fatto che anche un gruppo di operai della torresina vinyls, per esistere, r-esistendo, avessero bisogno di comparire/apparire per "essere". Il segno dei tempi?! Già i tempi in cui con ombrello infilato nel fondoschiena l'operaio Cipputi vota per il sìur Brambila, il padrone, su meri, e il sardo Cipputi per il vassallo di Arcore.
Invece, allora, quando lui era partito nella città automobilistica del nord, allora, le conquiste si facevano giorno per giorno, sul campo, nel reparto, gomito a gomito, nelle assemblee fumose e spesso urlate, con il padrone e i delegati che, se non "funzionavano" a dovere, i delegati,  prendevano sportellate di stippeto dello spogliatoio sul muso, al cambio turno. Tempi di solidarietà fra compagni e non, fra lavoratori, tempi di solidarietà con chi veniva da fuori, da paesi lontani, perchè anche lui veniva da fuori, dall'isola del sole del mare e delle vacanze, ovviamente dei VIP, per cui tu, visto che il mare e il sole non te lo potevi mangiare, eri stato costretto a cercare lavoro altrove, fuori, in un luogo "altro". Con tutto ciò che comporta lasciare la propria casa, i luoghi dell'infanzia, la tua gente, le tue radici. Ti trovavi li a cominciare tutto da capo. Tempi lontani, sbiaditi, dimenticati, di quando si votava piccì perchè era vicino a te alle tue necessità e alle tue convinzioni. Altri tempi, oggi tutto sprofondato, ingoiato, destrutturato, rimaneggiato e revisionato ormai da chi controlla la"verità": quella del padrone in stampo sudamericano, con sghei, sorriso e TV.
Oggi, pensava, tutto dimenticato, e quando si dimenticano le lotte e i sacrifici a quel punto vale tutto, anche "svendere" il proprio voto, in pratica regalandolo, forse per dare il segnale della "classe operaia", (l’ultimo?), così come stanno facendo i suoi figli nipoti e colleghi rimasti la al nord, in un mondo che cambia e che è cambiato radicalmente. Oggi abbagliati e rincretiniti dai sedicenti pronipoti dei celti, oggi i figli dei compagni amano incontrarsi sulle rive del Po coi figli della middle class, fazzoletto verde al taschino e/o elmetto bicorna. Questo pensava in un'aura di amarezza dura da mandar giù.
Oggi, lui, assiste quasi impotente al reale, alla realtà, fatto di finzione e di immagini dei media, la realtà che piace e che non piace, mischiata miscelata fra culi-e-tette e un reality show finto, l'isola dei famosi, e uno vero, l’isola dei Cassintegrati.
Questo pensava mentre faceva il formaggio nel "cuile" della terra dei suoi avi. Pensava e soffriva all'idea che anche qui, in quella parte nord della terra di mezzo nel grande mare tondo, una parte della classe operaia nostrana, votata alla chimica, avesse bisogno del crudele megafono massmediologico per far conoscere la sua situazione in difesa del loro posto di lavoro e per rilanciare il polo chimico del nord Sardegna. Loro i pronipoti shrdn imprigionati volontari nella ex prigione di Stato dell'Asinara, nella affannosa ricerca dell'apparire al mondo, più incline alla lacrimuccia facile per la vittoria del grandefratello Mauromarin di turno che al dramma di un lavoratore cassaintegrato senza, forse, speranze di un lavoro stabile.

Questo pensava, ancora, mentre portava le pecore al pascolo, secondo una ritualità impressa dalle leggi della natura piuttosto che dall'orario legale o dai picchi dell'audience.

 
L’isola dei Cassintegrati ad Annozero batte l’ascolto dell’Isola dei Famosi! La prima protesta mediatica della classe operaia, partita da facebook e approdata in varie trasmissioni televisive ottiene un grande risultato in termini di “popolarità”, ma questo si convertirà in una vittoria sul lavoro? Ospiti in studio Antonio Salaris e Argentino Tellini

 

cassintegrati più famosi dei famosi: puntata di Tetris del 14 aprile

il lavoro non si tocca!!!


Siamo tutti illegali, siamo tutti immigrati

Ai fratelli diseredati di Rosarno.

Non libertà, non gioia, non ricchezza,
portò con se,
ma schiavitù, dolore, povertà,
unici suoi averi.

Tra i flutti del mare,
pensava,
nella calca dei diseredati della terra,
fra il vomito, la fame, la sete,
mai più schiavitù, dolore, povertà.
Mai più!

Invece,
nei campi soleggiati
del nuovo sud, nuovi padroni,
e ancora catene, sofferenza, miseria.

Poi,
il giorno dell’ira,
uniti, per la dignità negata.
Fra le fiamme, gli insulti e le botte.

Ora è di nuovo in cammino
con gli altri, diseredati,
in trasmigrazione.
Si sente libero,
e pensa ai passi perduti
che ha lasciato,
nelle terre lontane
ebbro di speranza.

(domenica, 10.01.2010)


Primo Marzo 2010 Sciopero degli Stranieri

Ebbene si. I tanto bistrattati, vessati, ingiuriati, vituperati, bastonati, calunniati…. "stranieri" … il primo marzo duemiladieci, scendendo "sul piede di guerra" democratico, incrocerano le braccia. Staremo a vedere i vari "sciur Brambilla" o i caporali al soldo degli agrari del sud come passeranno la giornata senza questa importante forza lavoro. Staremo proprio a vedere, perchè questa potrebbe essere una "prova tecnica di trasmissione" al fine di verificare se veramente questa "massa" di stràngius (stranieri) è inutile nonchè dannosa all’Italia, come si dice ripetutamente, o al suo spirito italico che tanto viene richiamato sempre più spesso da un numero sempre più nutrito di …. cretini. Debbono farsene una ragione: l’Italia è un coacervo di popoli etnie e genti transumanti. Punto. E’ così, checchè ne pensino o dicano gli artificiali padani.

Prepariamoci già da oggi, perchè chi ben comincia … è a metà dell’opera, per essere pronti il primo marzo 2010. Iniziamo il tam tam.

Il nostro punto di riferimento sarà il blog del "Primo Marzo 2010" cui si legge … "stranieri non solo e non tanto dal punto di vista anagrafico. stranieri perché estranei al clima di razzismo, intolleranza e chiusura che caratterizza l’Italia del presente. autoctoni e immigrati, accomunati da questa estraneità e dal fatto di vivere nello stesso territorio, siamo uniti nella stessa battaglia di civiltà.

Non è folklore, è razzismo istituzionale


alcoa: spuntano i manganelli

ALCOA, L’USO DEI MANGANELLI E’ L’UNICA RISPOSTA DEL GOVERNO AI LAVORATORI – ATTO VERGOGNOSO E INQUALIFICABILE

<!–By | –>26 Novembre 2009

L’uso dei manganelli contro i lavoratori dell’Alcoa in corteo oggi a Roma è l’unica risposta che il governo sa offrie agli operai che perdono il loro posto di lavoro. Si tratta di un gesto intollerabile e inqualificabile, è pazzesco e vergognoso che i lavoratori e i cittadini non possano manifestare e protestare pacificamente, in Italia.

Peraltro, segnaliamo che è stato picchiato anche un dirigente di Rifondazione comunista, oltre che i pacifici manifestanti.

Il minsitro dell’Interno Maroni vada subito in Parlamento a spiegare il perché di questi atti violenti e gravissimi da parte delle forze dell’ordine.

idakrot 


Morti bianche, morti sul lavoro.

Sardegna, tre operai morti alla raffineria Saras

Morti …bianche
sangue … rosso
profitti … neri, come il petrolio.

Ai lavoratori la morte,
al padronato il profitto.
Vergogna infinita.


1° Maggio

Buon Primo Maggio
Festa del Lavoro

(Per chi ce l’ha. Per chi non ce l’ha tempi duri )

Il 1 Maggio giornata internazionale dei lavoratori, nasce come giornata di mobilitazione collegata alla lotta per l’introduzione per legge della giornata lavorativa di otto ore.

"Se otto ore vi sembran poche,
provate voi a lavorare
e troverete la differenza
di lavorar e di comandar."

┼ °Morti Bianche° ┼ (Pasolini e Dario FO, 1 maggio 2008)


2009… la schiavitù continua

Leggere questa notizia non fa bene, a nessuno. L’Italia … fondata sul lavoro? già quello nero, precario e ora quello schiavistico.
Ma si sa "le merde fanno affari".

Quaranta romeni in un casolare lager in Puglia
Schiavi nelle campagne di Cerignola, la patria di Giuseppe Di Vittorio: 42 braccianti romeni, di cui almeno dieci donne stipati in un garage, all’interno di una masseria nella localita’ ‘Borgo Tressanti’. Li hanno scoperti gli agenti di polizia del commissariato di Cerignola. Le condizioni in cui vivevano i romeni erano disumane: niente acqua potabile, nessuna finestra, né bagni né lavandini all’interno del garage. Qualche materasso buttato a terra. Sembra fossero stati reclutati per la raccolta dei carciofi.
“Ancora una volta, nella provincia di Foggia, è stato scoperto un casolare fatiscente adibito a vero e proprio lager”, commenta la segretaria generale della Flai Cgil, Stefania Crogi. Una ennesima scoperta, afferma la dirigente sindacale, “che ripropone con violenza il tema delle condizioni di lavoro nel settore agricolo italiano e testimonia come lo schiavismo e lo sfruttamento non si fermino davanti a niente e nessuno e continuino a contraddistinguere un certo modo di fare impresa nel nostro paese”. Aggiunge poi Crogi: “Non sono fenomeni casuali né tanto meno residuali, ma sono assai radicati, specie in quelle aree del Mezzogiorno dove le istituzioni sono più deboli e le infiltrazioni malavitose più frequenti, e che dimostrano come vi sia ancora chi pensa di poter fare profitto violando i principali diritti umani degli uomini e delle donne che lavorano in agricoltura”.
Nei prossimi mesi in tutta Italia si svolgeranno massicce campagne di raccolta e saranno centinaia di migliaia i braccianti agricoli impiegati. Proprio in vista dell’estate “non è assolutamente pensabile – conclude la dirigente sindacale – che vi siano ancora altri lavoratori sfruttati e tenuti in condizioni disumane. È per questo che chiediamo alle istituzioni a tutti i livelli di svolgere fin da subito un lavoro di prevenzione e di controllo volto a spezzare le catene dello sfruttamento in agricoltura”.

 

Schiavismo


Nano pinocchio

Eurallumina: promesse elettorali, gambe corte, come il nanobestia di arcore. Presi i voti.. baci, abbracci e … avambracci (a manico d’ombrello). A Portovesme i 700 operai rischiano il posto, un rischio ormai concreto. Bravi, clap, clap, clap,clap, clap, clap,clap, clap, clap,clap, clap, clap,clap, clap, clap,…
avete votato il vicerè (o vice-presidente)?

‘fanculo, ora ce lo teniamo tutti.

buon carnevale…anzi quaresima

Nano, nano … la tua mano http://www.youtube.com/watch?v=yzts-sspY3U

…  http://www.youtube.com/watch?v=OuFXa33o_A8&feature=related

Sfuma l’accordo per l’Eurallumina – Il Sulcis verso lo sciopero generale
Portovesme, l’ultimo bluff del premier
Eurallumina, intervento di Berlusconi presso Autorità russe
Berlusconi in campo per Cappellacci – Eurallumina, filo diretto con Putin

Tre le ipotesi di soluzione in campo: la prima, la non fermata degli impianti con il minimo della produzione; la seconda, la fermata con soldi ai lavoratori quindi ammortizzatori sociali; la terza, posticipare la data della sospensione degli impianti. Il segretario della Cgil del Sulcis, Giorgio Asunis, ha riferito che Berlusconi ha detto di aver parlato con il premier russo Vladimir Putin, quaranta minuti prima dell’incontro, per cercare una soluzione con l’azienda russa Rusal, appunto in fallimento.

Telefonata Berlusconi-Putin, il 18 incontro fra i sindacati e Scajola a Roma
Passata la festa, gabbato lo sardo