Archivi categoria: poesia

Duel – Bud Spencer Blues Explosion

Duellu

T’apu biu caminendi
andasta fàcias a soli
e s’umbra tua fiat longa
e nd’arribada anc’a mimi
ca fia sceti riflessu
in su prùinu
cumenti su soli
T’apu biu in sa luxi
ca mi pariast su soli
e apu serrau is ogus de
làgrimas e prùinu
chi nci fiat aintru ‘e mei
cumenti su soli

Duel
(Bud Spencer Blues Explosion)
Ti ho vista camminare
andavi verso il sole
e la tua ombra era lunga
e arrivava a me
che ero solo un riflesso
nella polvere come il sole
Ti ho vista nella luce
che mi sembravi il sole
e ho chiuso gli occhi di
lacrime e polvere
e ti ho trovata nel buio
che era dentro me
come il sole

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La corbelleria

Sa tonteria

Tempus maccu chi nemos lu cumprendet
sa zente est furriada a fundu a susu
ca de virtude no nde tenen prusu
in tonteria e machiores si perdet

su chi bìdene in sa televisione
creden chi siet sa santa beridade
de àbulas nde collin in cantidade
passant una vida de credentzone

polìticos e atores po modellu
si cundennaos naran … c’an fattu nudda
sighin fitianu cun cherbeddu ‘e pudda,

su chi faghen cussos lis paret bellu.
ma si est puru gai in domo su bighinu
lu cheren cundennau che assassinu

tv

La corbelleria

Tempo pazzo che nessuno comprende
la gente rivoltata da giù a su
perchè non ha più virtù
in corbelleria e pazzie si perde

ciò che vedono nella televisione
credono che sia la santa verità
di bugie ne collezionano in quantità
passano una vita da credulone

politici e attori prendono a modello
se condannati dicono … non han fatto nulla
proseguono i giorni col cervello di gallina,

quel che fanno loro li sembra bello
ma se si comporta così in casa il loro vicino
lo vogliono condannato come assassino

(con la traduzione si perdono le sfumature della “limba”. pazienza)

(sonetto con endecasillabi)

Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti. Parole e partecipanti li potete trovare sul blog “Verba Ludica”, al link: http://carbonaridellaparola.blogspot.it/2014/03/15-marzo-2014.html


Verba Ludica in haiku

L’haiku (俳句, pronuncia giapponese /haikɯ/ con tono basso su /ha/ e tono alto su /ikɯ/) è un componimento poetico nato in Giappone, composto da tre versi per complessive diciassette sillabe. (5,7,5)

Verba Ludica!
un gioco di scrittura
con forme haiku

haiku
tuoni, fulmini,
un lampo …intuizione,
apro l’ombrello

Ama col cuore
le cattiverie scorda
sotto la luna

su carta crespa
un sonetto d’amore
scriverò per te

sbatte sincrona
un’anta di persiana
nel maestrale

ho barattato
nel mercato dei sogni
pianti con risi

haiku575

cupi volano
nei campi d’asfodelo
aerei da guerra

>>>>> haiku ferragostani

haiku1

ombra di leccio

Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti. Parole e partecipanti li potete trovare sul blog “Verba Ludica”, al link:   http://carbonaridellaparola.blogspot.it/

Time are changin’?

Time are changin’?

Tempo di cambiare!
Hai l’anima da barattare?
nell’Omeostasi politica
l’indignazione, ciclica,
gravida di sussulti
per gesti inconsulti

mostra patina cinica,
Minima moralia in clinica,
Sonorità in cantina,
tromba freejazz in sordina,
col ritmo da barricata,
a da passà a nottata.

Graffiti in tinta plasma,
sui muri un ectoplasma!
Mentre tifi rivolta,
il “sindaco” ti da batosta
lasciando a gomme a terra
chi dichiarava guerra

con gridi masticati
di inni operaisti
ideologie in soffitta
costretti a chiuder ditta
tu a bordo fiume attendi
giorni ancor più tremendi

Tempo non puoi aspettare,
pavidi? da rottamare!
In questa epoca asfitica
di politica omeostatica
reclama d’orgoglio sussulti:
avantimarch, tumulti!

fischia vento, ora, più forte,
“le idee di rivolta…
non sono mai morte”
(a Vladimir Majakovskij)

Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti. Parole e partecipanti li potete trovare sul blog “Verba Ludica”, al link:  http://carbonaridellaparola.blogspot.it/2014/01/1-febbraio-2014.html
rodcenko

A Sergio Atzeni … 5 parole

A Sergio Atzeni

Luci spente in sala.
Tristi segni di corrosione
alle pareti muffite,
in chiaroscuro,
paiono graffiti shrdn.

Dimenticato, resta,
il copricapo
del saltimbanco
del cirque du soleil
sopra la sedia, impagliata.

Sparsi, come petali, tappeti
dell’etnia isolana,
a memento di chi …
passò sulla terra
leggero.

Image
Passavamo sulla terra leggeri (S. Atzeni)

… questo piccolo “memento” del grande Sergio Atzeni, fra i miei ispiratori delle mie non-storie dei non-luoghi, finito tragicamente nel mare di Carloforte, dove muore il 6 settembre 1995 sbattuto da un’onda sugli scogli dell’isola di San Pietro.


Rossella Libera

Nei miei consueti peregrinamenti in rete, come si dice … a brincos in sa retza, mi sono imbattuto nel sito dedicato a Rossella Urru, Per la liberazione immediata di Rossella Urru  , cooperante nel Saharawi. Ormai, credo, chiunque è a conoscenza della sua vicenda. Ad ogni buon conto, repetita iuvant, Si legge in wikipedia che “Rossella Urru è una studiosa del mondo arabo che al momento del rapimento lavorava nel campo profughi Saharawi, nel sud dell’Algeria per conto del Cisp, il comitato internazionale per lo sviluppo di popoli. Il 23 ottobre 2011 è stata rapita da un gruppo di persone, arrivato con delle jeep dal confine con il Mali, forse della branca Saharawi di Al-Qaeda del Maghreb.”
La vicenda del rapimento, che pareva avere avuto un giusto epilogo, la sua liberazione, è miseramente naufragata in un continuo rincorrersi per la rete fra smentite e conferme. Allo stato attuale, purtroppo, Rossella è ancora in mano ai suoi carcerieri.
Giusto il giorno 3 marzo 2012 mi trovavo a “transumare” nei paraggi del suo paese, quando ad un certo punto, mi pare nella rotatoria di Simaxis, ho visto la scritta “Rossella libera”, all’uscita dell’abitato un lenzuolo che riportava la notizia “Rossella liberata”. Non nascondo che mi sono emozionato per la sua liberazione. Emozione che presto si è tramutata in rabbia in seguito alle smentite dei vari giornaleradio.
Queste mie divagazioni, dopo tanto silenzio, ma credetemi non mi sono mai allontanato dai contatti in rete, semplicemente sono vieppiù oberato di impegni, e scrivere per scrivere serba in se i suoi limiti, sono sentite profondamente.
Termino questa mia comparsata con una delle varie poesie che girano in rete, dedicate a Rossella Urru, di Pier Gavino Sedda, bibliotecario del Comune di Gavoi (NU), abbastanza attivo nel versante culturale con la c maiuscola, su tradizioni usi e costumi del centro barbaricino e non solo. Ebbene il sonetto di Pier Gavino inquadra perfettamente l’ansia e l’apprensione che tutti noi abbiamo per il destino di Rossella, Sonetto  in sintonia col periodo della Passione che  usa la metafora dell’agnello sacrificale e che, per fortuna, viene risparmiato al suo “destino” per la tavola di Pasqua. Nel profilo di fb di Pier Gavino ho visto che è stata fatta una traduzione in francese.
Non mi resta che augurare di cuore ROSSELLA LIBERA!

saludos

A sos chi tenene a Rossella Urru

Po Pasca Manna apo chistìu un’anzone
Chi galu non si podet argasare
Pili niedda, l’aggradada a jocare
Paret ch’alligret totu su masone.

Sos pizzinnos no’ istracan a la mirare
E nana: “tue nde ses perdende sa resone
De pessare a lu sacrificare
Est comente una maledissione.”

Ite lastima ch’est a lu pessare
Cun d’una boghe piena de tristura
Cussu ‘edu su coro ad’abbrandadu.

Tando po los poder consolare
E timendemi carchi disaura
Senza lu punghe’ che l’apo iscapadu.

Pier Gavino Sedda
14.3.2012

Versione francese
“Pour Pâques j’ai gardé un agneau.
Sa toison est noire, il aime jouer,
Et semble apporter la joie au troupeau.
Il est trop jeune pour être tué.

Les enfants le regardent sans cesse,
Et me disent : « tu perds la raison,
si tu penses le sacrifier,
une malédiction sera invoquée.

Y penser me fait de la peine,
La voix triste de ces enfants,
A assombri mon coeur.

Alors, pour les consoler,
Et m’épargner un destin de malheur
Sans le tuer, je l’ai libéré.”


Contro la guerra!

Generali
Franciscu De Gregori

Generali agoa de su cùcuru
ddui est notti crucca e bocidora
e in mes''e pardu una messaiedda
incrubada a iscurigada parit pipia
de cincuant'annus e de cincu fillus
nàscius totus a tipu cunillus
partius a giru cumenti sordaus
e no ancora torraus

Generali agoa de istatzioni
ddu bis su trenu chi bandat a su soli
no si frimat prus mancu po pisciai
bandaus deretus a domu chentz''e prus pensai
chi sa gherra est bella mancai fatzat mali
chi eus a torrai torra a cantai
e a si fai fastigiai, fastigiai de is infermieras

Generali sa gherra est ispaciada
su nemigu est fuiu, bintu, acabau
agoa de su cùcuru no ddui est prus nemus
sceti agùlias de pinu silèntziu e cardulinu
bonus po papai bonus po sicai
po fai sa bànnia po paschixedda
candu is pipius prangint
e a crocai no ddui bolint andai

Generali custus cìncu isteddus
custas cìncu làgrimas apitzus de sa peddi
ita sensu tenint aintru de su sonu de custu trenu
mesu bùidu e mesu prenu
e bandat lestru fàcias a sa torrada
dus minutus ancora est giai obrèsciu
est giai domu, est giai amori

Generale – Francesco De Gregori

Generale, dietro la collina
ci sta la notte crucca e assassina,
e in mezzo al prato c'è una contadina,
curva sul tramonto sembra una bambina,
di cinquant'anni e di cinque figli,
venuti al mondo come conigli,
partiti al mondo come soldati
e non ancora tornati.

Generale, dietro la stazione
lo vedi il treno che portava al sole,
non fa più fermate neanche per pisciare,
si va dritti a casa senza più pensare,
che la guerra è bella anche se fa male,
che torneremo ancora a cantare
e a farci fare l'amore, l'amore delle infermiere.

Generale, la guerra è finita,
il nemico è scappato, è vinto, è battuto,
dietro la collina non c'è più nessuno,
solo aghi di pino e silenzio e funghi
buoni da mangiare, buoni da seccare,
da farci il sugo quando è Natale,
quando i bambini piangono
e a dormire non ci vogliono andare.

Generale, queste cinque stelle,
queste cinque lacrime sulla mia pelle
che senso hanno dentro al rumore di questo treno,
che è mezzo vuoto e mezzo pieno
e va veloce verso il ritorno,
tra due minuti è quasi giorno,
è quasi casa, è quasi amore.

                                      


Peppino Marotto …l'an mortu tres annos faghet

Poeta, cantantore di lotte e sindacalista, Peppino Marotto nasce a Orgosolo nel 1925 e muore nel suo paese natale nel 2007, assassinato da sei colpi di pistola. Membro fondatore dei Tenores di Orgosolo e ha pubblicato numerose poesie in lingua sarda. Autore di teatro per lo spettacolo "Parliamo di miniera". Nel 1945 Marotto si iscrisse al Partito Comunista e al ritorno nel suo paese partecipò ai moti popolari di contestazione della politica del governo italiano nei confronti della Barbagia. Nel 1954 fu condannato al carcere con l'accusa di tentato omicidio, anche se lui si è sempre dichiarato innocente. Scarcerato nel 1962 in seguito ad un'amnistia e si trasferì in Lombardia. Nel '66 tornò ad Orgosolo dove continuò la sua attività politica e come sindacalista nella CGIL. Nel 1976 collabora con la "Cooperativa Teatro di Sardegna, componendo appositamente delle opere per lo spettacolo Parliamo di miniera". Il 29 dicembre 2007 è stato assassinato con sei colpi di pistola nel Corso di Orgosolo mentre andava a comprarsi il giornale. Il killer nonostante abbia agito in pieno giorno e in una strada trafficata è ancora sconosciuto.

sardegnadigitallibrary.it_una bella giornata con peppino marotto

bardaneri.splinder_Peppino_Marotto_non_c'è_più.

nursardegna.blogs_peppino_marotto_sa_lotta_de_pratobello

gramscitalia.it_in memoria di peppino marotto

peppino marotto gruppo facebook

 

Sonetto su Gramsci

La canzone politica degli anni '70 (1970-1980) da ildeposito.org

Sardinna – afflita mama generosa
geniale unu vizu a lughe as dadu
e l'as cun sacrifìtziu allevadu
pro ca ses arretrada e bisonzosa:

Torinu – industriale e operosa
a Gramsci l'as bene istudiadu
poi est issu mastru diventadu
de sa povera zente corazosa:

at fundadu su nostru giornale
sa chi oe vestamus Unidade
pro cumbater sa classe padronale;

e l'an mortu sena pietade
sos agutzinos de su capitale
ma non morit sa sua ereditade.


«La Sardegna è una terra che vive perennemente al confine tra modernità e arcaismo – ha detto Flavio Soriga, giovane scrittore cagliaritano – È una terra ultramoderna, ma anche un luogo dove succedono cose incredibili, in cui è possibile che un poeta, un sindacalista di 82 anni come Peppino Marotto, venga ucciso da qualcuno che gli spara alle spalle». Secondo Soriga l'omicidio di Marotto «è più che altro è l'ennesima irruzione dell'arcaismo nella nostra incompleta modernità».


In mesu de s'arena 'e s'oceànu

Apustis de unu mesi de uspidali
unu mengianu si ndi pesat de su letu
e asuta de i peis
invecis de una lastrixedda de pamentu
agatat s'arena 'e s'oceànu
aprontendi is ogus fàcias a luxi forti
iat cumentzau a caminai oru 'e su mari
no cumenti marineri strecau de is arregodus
nè cumenti banduleri
ma cumenti sordau chentz''e cunfortu de un'epopea de ponni in mesu
e nemus afùrriu cun sa pròpriu divisa

gira gira asuta de su soli callenti
iat boddiu conchìllias luxentis
creendi dònnia borta
de àiri agatau sa prus bella

po-i custu iat pentzau cosas pagu drucis
apitzus de s'umanidadi
e po certus fastìgius de issu de ora meda

Si ndi fut torrau a mes''e abrili
cunvintu chi sa vida
iat potzia essi inserrada
in d'unu cuadrixeddu de mari

Massimo Volume da "Cattive abitudini" – 2010

Tra la sabbia dell'oceano.

dopo un mese trascorso in clinica
una mattina si tirò giù dal letto
e sotto i piedi
invece delle piastrelle del pavimento
trovò la sabbia dell'oceano
abituò la vista alla luce accecante
e prese a camminare lungo la riva
non come un naufrago oppresso dai ricordi
né come un turista
ma come un soldato senza il conforto di un'epopea da condividere
e nessun altro intorno con la sua stessa divisa

vagò per giorni sotto il sole cocente
raccolse conchiglie lampeggianti
credendo ogni volta
di avere trovato la più bella

questo lo portò a elaborare amare considerazioni
sulla condizione umana
e su certi suoi amori di un tempo

tornò che era ormai aprile
con la convinzione che la vita
potesse essere tranquillamente racchiusa
in un banale quadretto balneare

 

Massimo Volume – Cattive Abitudini .. i testi

Massimo Volume – Cattive Abitudini le tracce da ascoltare
 


la scuola

S’iscola

Unu grustiu ’e pizzinnos animosos
sempre in chirca ’e facher balentia ;
conchinigheddos, brundos, mucconosos ;
robas de furca , tottu simpatia.

Mamas cuntentas, babbos premurosos
ponen sas alas a sa fantasia…
E si los pessan mannos, birtudosos,
riccos de brama, chintos d’alligria.

Dego, die pro die, chin affettu
mi nche los ponzo in s’anima, in su coro,
e nde prango sas penas in segretu.

E gai, un’accasazu, unu cazzottu:
tottu a misturu! Ma pro more issoro
sico a gherrare in mesu a s’abbolottu.
(Franceschino Satta)

Ascolta  in MP3

Canzones de pache e de amore

Piero Marras in "Tumbu"

Ziu Franzischinu Satta