Archivi del mese: maggio 2006

Punkillonis!

Punkillonis, formazione tutta sarda del cagliaritano. Il nome, a sentir le loro interviste, è una via di mezzo tra il nome del paese del chitarrista, Pabillonis (CA), e la musica punk.
Fuori i nomi!
Alessio Casu alla voce, Igor Lampis alla chitarra, Riccardo Delussu al basso, Renato Forcinetti alla batteria. Angelo Puggioni, on stage animatore e coreografo, noto anche "il boia".
Lo schema è quello classico del punk, chitarra-basso-batteria, i testi interamente scritti da loro. Nessuna cover. Piuttosto spartani nelle esecuzioni. Alessio e Igor sono i pilastri del gruppo storico, via via se ne sono avvicendati altri, con continui cambi di formazione. Intensa attività di concerti nei locali notturni, alle feste paesane, ma anche nelle estive nottate ai chioschi del Poetto. Gruppo che con la loro prima uscita in CD, "Eternit", registrato e mixato nel dicembre 2005 a Cagliari presso il "Bunker" studio,  esprime la maturità piena con suoni robusti. Un mix di testi-musica fra i CCCP, il post punk italiano anni 80, ma anche incursioni nel pop-rock anni 80. Il Cd ha un booklet con testi interessanti, ironici, post industriali, metropolitani, mai banali. Per ora si trova nei pochi negozi del capoluogo sardo. Io (non me ne vogliano!) l’ho avuto in prestito, ed ho prontamente masterizzato una copia, ne posseggo una anche in mp3.
Il gruppo merita l’ascolto, soprattutto dal vivo, almeno per chi ama il punk ed affini, come me.
I 12 brani del CD!
1. Rigetto; 2. Progetto droga; 3. I soldatini + C’è bisogno; 4. Constatazioni; 5. Musik; 6. Sono occidentale; 7. La politica cittadina; 8. Vecchio stile; 9. Il controllore; 10. Marmo; 11.Vacanze in coppia; 12. Finisce.

Sono occidentale.

Elatnedicco onos
Sono occidentale,
prendo l’ascensore per non fare le scale
un’altra differenza è che io mangio il maiale
e se mi sento male posso andare all’ospedale
Per la classe dirigente il vostro credo non vale
stringo la mano al prossimo in atto formale
ti fermo per la strada per comprarti l’occhiale
Sono occidentale mangio pasta
La domenica è una festa
Credo in un Dio e basta
la mia verità è questa
sono occidentale
elevo a Dio il mio spirito in un canto corale
e ti porto in dono la mia bomba mortale
aspetto sotto l’albero i regali di natale
Sono affezionato al mio posto statale
e se mi vuoi schiodare sono pronto a farti male
amo la cultura proveniente dall’oriente
ma sono occidentale
Sono occidentale se vuoi te lo dimostro
Sono occidentale non mi sento perciò un mostro
sono occidentale amante dell’orario
sono occidentale lo dico anche al contrario
Elatnedicco onos
Sono occidentale.

Lunga vita ai Punkillonis, punk not dead!


Auguri Bob

«Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro.»
Bob Dylan
Bob Dylan, al secolo Robert Zimmermann, nasce il 24 maggio del 1941 a Duluth, Minnesota …
Buon compleanno Bob, 65 anni! … lunga vita Bob, tieni aperto quell’oblò.

(…)Giunto alle soglie della pensione, con centinaia di canzoni e circa 50 album alle spalle, continua a fare concerti in giro per il mondo, con un tour europeo che sta per cominciare."Non vedo perché non si può durare fino a quando si vuole durare" ha detto nel libro "Bob Dylan, The Essential Interviews" curato da Jonathan Cott. (da reuters Italia)


The Times They Are A-Changin’

Come gather ‘round people
Wherever you roam
And admit that the waters
Around you have grown
And accept it that soon
You’ll be drenched to the bone.
If your time to you
Is worth savin’
Then you better start swimmin’
Or you’ll sink like a stone
For the times they are a-changin’.

Come writers and critics
Who prophesize with your pen
And keep your eyes wide
The chance won’t come again
And don’t speak too soon
For the wheel’s still in spin
And there’s no tellin’ who
That it’s namin’.
For the loser now
Will be later to win
For the times they are a-changin’.

Come senators, congressmen
Please heed the call
Don’t stand in the doorway
Don’t block up the hall
For he that gets hurt
Will be he who has stalled
There’s a battle outside
And it is ragin’.
It’ll soon shake your windows
And rattle your walls
For the times they are a-changin’.

Come mothers and fathers
Throughout the land
And don’t criticize
What you can’t understand
Your sons and your daughters
Are beyond your command
Your old road is
Rapidly agin’.
Please get out of the new one
If you can’t lend your hand
For the times they are a-changin’.

The line it is drawn
The curse it is cast
The slow one now
Will later be fast
As the present now
Will later be past
The order is
Rapidly fadin’.
And the first one now
Will later be last
For the times they are a-changin’.

per la traduzione in "limba" nuorese clicca quì


NO ALLE PROVE DI GUERRA

Spring Flag 2006

Dall’8 al 24 maggio si stanno svolgendo nella nostra isola due operazioni congiunte: l’Aeronautica Militare organizza la sua esercitazione annuale più importante, la “Spring Flag 2006”, a cui partecipano anche l’Esercito Italiano, la Marina Militare, nonché forze Nato, francesi, inglesi, olandesi, belga e israeliane; mentre l’E.A.G (European Air Group, composto da Francia, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Germania, Italia e Spagna) svolge l’operazione “Volcanex 06”. Tra Alghero e Decimomannu vengono simulate attività COMAO (Operazioni aeree complesse) e C-SAR (Ricerca e soccorso in zona ostile), che fanno parte della cosidetta "Peace Support Operation ". Tra i mezzi utilizzati ci sono aerei ed elicotteri da guerra, contraeree, supporti per la guerra elettronica e per il rifornimento in volo; vengono impiegate sostanze tossiche come l’amianto (proibito da leggi italiane e europee) e la torina.

Il 20 maggio 2006 Si è organizzata, e tenuta,a Decimomannu la Manifestazione nazionale contro le esercitazioni militari dal titolo "NO ALLE PROVE DI GUERRA ". Riguardo alle motivazioni ed al percorso date uno sguardo al post di indymedia …ma anche al  sito dell’A.M., in perfetto stile Top Gun.

Sulla mia posizione in ordine alla N.A.T.O. e al gravosissimo prezzo che il popolo sardo sta pagando in termini di presenza massiccia sul suo territorio, già ho avuto modo di scriverlo e sottolinearlo in "A fora sa n.a.t.o."

Per completezza di informazione, anche se arrivo in ritardo, prima non mi è stato possibile (Il tempo è tiranno! … meglio tardi che mai) vi copio incollo l’articolo di Walter Falgio, apparso sulle colonne di Liberazione il 21/05/2006. Ottimo articolo che fotografa l’avvenimento; ogni parola sarebbe superflua, tanto più che (ahimè) ero assente.

Sardegna, manifestazione arcobaleno: «Via tutte le basi militari, subito»

A foras è la parola che meglio restituisce lo spirito della manifestazione di ieri a Decimomannu contro la presenza militare in Sardegna. “Fuori”, senza vie di mezzo e subito, senza aspettare ancora. Quel filo spinato altro tre metri, le garitte occhiute che nascondono canne di fucile, gli off-limits, gli alt, il rombo dei caccia che per un attimo sovrasta tutto, nulla hanno a che fare con un’isola di pace. “A foras” è anche il nome di uno dei comitati organizzatori dell’iniziativa, Consuelo Costa, giovane ricercatrice, ne fa parte: «Secondo noi il problema della militarizzazione della Sardegna va inserito in un quadro più ampio di occupazione della nostra terra. Bisogna impedire alle basi di operare attraverso l’azione di un movimento di massa».
Il corteo, composto nel momento di massima affluenza da quasi un migliaio di persone, è partito alle 11 dalla stazione di Decimomannu, paese vicino a Cagliari, ha percorso cinque chilometri sotto un sole e a una temperatura già estiva. All’una le bandiere dei manifestanti sventolavano davanti ai cancelli dell’aeroporto militare mentre era in corso l’esercitazione internazionale dell’Aeronautica, Spring Flag. Il contrasto tra i colori del popolo anti-basi e le sagome grigie delle caserme al di là della rete era stridente. Al megafono del leader di Sardigna Natzione, Bustianu Cumpostu, si sono susseguiti interventi e canti di ogni genere. Come una splendida versione antimilitarista dell’inno settecentesco contro i feudatari dalle strofe celebri e inequivocabili: Procurade ’e moderare barones sa tirania, “Cercate di moderare, baroni, la tirannia”. O come il gentile invito, rivolto ai militari, ad abbandonare la base: «Siete circondati, potete uscire, non vi faremo del male». Ma ieri l’aspetto forse più significativo dell’iniziativa è stata la rappresentanza plurale di tanti gruppi, partiti, associazioni, comitati di cittadini, organizzazioni politiche, tutti impegnati nella medesima lotta e in un unico fronte. Ben nutrita la delegazione di Irs, Indipendentzia Repubrica de Sardigna: Franciscu Sedda esprime un «totale dissenso verso la sperimentazione di armi sempre più intelligenti finalizzate alla distruzione delle persone. Lo Stato italiano non può trattare la Sardegna come un territorio vuoto, privo di cultura e di storia». Placido Cherchi, insegnante e filosofo anche lui sotto la bandiera Irs, ragiona: «Per una terra come la nostra che è fondamentalmente dell’accoglienza, che peraltro non ha mai conosciuto guerre che non fossero difensive, il ritrovarsi trasformata in piattaforma di aggressione planetaria, in roccaforte dei pentagoni occidentali, è un fatto criminosamente oltraggioso». Rifondazione è presente con il circolo Gramsci di Cagliari, con un gruppo di compagni oristanesi e con il consigliere regionale, portavoce della Tavola sarda della pace, Paolo Pisu: «Vogliamo che la Sardegna sia realmente un ponte di incontro tra l’Europa e i paesi del Mediterraneo così come indicato dal programma politico della maggioranza che attualmente governa la Regione e ci aspettiamo una posizione conseguente anche da Roma. In quest’ottica bisogna chiudere subito tutte le basi militari». Unico parlamentare presente al corteo è Mauro Bulgarelli, senatore di Insieme con l’Unione, Verdi-Comunisti: «Sottolineo la grande contraddizione esistente tra una esercitazione come la Spring Flag, che dicono sia finalizzata ad operazioni per il mantenimento della pace, e le tonnellate di bombe che durante la stessa esercitazione sono scaricate sul territorio della Sardegna». Bulgarelli riferisce che secondo l’opinione di parlamentari svedesi i giochi di guerra di Decimomannu potrebbero essere in realtà mirati a una eventuale azione contro l’Iran. La Svezia ha rinunciato a partecipare alla Spring Flag dopo aver appreso che all’ultimo momento erano state inserite nel programma anche le forze armate israeliane. La folta componente sardista sfilava anche sotto i simboli del Psd’Az, con il consigliere regionale Giuseppe Atzeri: «Se si vuole davvero la coesione tra i sardi e il resto del Paese non ci devono essere discriminazioni e nessuno deve inquinare la nostra terra. Ci auguriamo che il nuovo ministro della Difesa Arturo Parisi riapra quel dialogo sulle questioni militari portato avanti per la prima volta dall’ex presidente della Regione sardista Mario Melis». L’attenzione su ciò che deciderà di fare il ministro è alta anche da parte di Sardigna Natzione: «I sardi non accetteranno più di essere scavalcati da Roma», dice Gianfranco Sollai, «Tutti devono capire che siamo contrari a questa intollerabile occupazione». Tante le bandiere rosse di A manca pro s’Indipendentzia, da poco costituitasi in organizzazione politica: «Dobbiamo riaffermare il nostro diritto all’autodeterminazione», insiste Enrricu Madau. Mentre Mariella Cao di “Gettiamo le basi”, gruppo storico dell’antimilitarismo sardo, spiega che il problema della presenza militare rientra a pieno titolo nel discorso più generale di riaffermazione della cultura di pace, «riguarda i rapporti tra l’Italia e i popoli del Mediterraneo, c’entra con la sovranità e con la tutela dell’ambiente. E soprattutto» – continua Cao – «le basi mettono in discussione la sacrosanta tutela del diritto alla salute».

Interessante anche l’altro suo articolo del 19.05.06, preso dalla Rassegna stampa On-Line del Ministero della difesa

SPRING FLAG: SERVIZIO DEL TG3 SARDEGNA SULL’ESERCITAZIONE in real player


Le regole del … Calcio!

In questi giorni si parla tanto di calciopoli (lo scandalo che ha coinvolto diversi club di A e di B). La cosa non mi appassiona per niente, è da diversi anni che si colgono i segni del marcio. Per un amore verso la mia terra seguo il Cagliari (del grande Gigi Riva e  … Matteoli),

tutto il resto (parafrasando Califfano) … è noia. Per Loro tanti soldi, di pari passo … a  tanta corruzione. Chiaro è che non bisogna buttare tutto via, ci sono certamente tantissimi calciatori e addetti al settore di una integrità morale rigida. La magistratura farà il suo corso.
In ogni caso restano le regole morali, e penali, accanto a quelle del gioco stesso. Vale a dire le regole del gioco del calcio …

le trovi in
… e quelle
ufficiali in
-… nonchè quelle sul campo di gioco.

Accanto a queste "regole" nel resto del globo qualcuno le ha di volta in volta modificate. Guardate cosa ho beccato in arcipelago.org …

Ecco una storiella che circola in Palestina, ripreso e tradotto da www.europalestine.com. Ogni riferimento alla realtà è una pura coincidenza.

IL REGOLAMENTO DEL CALCIO IN MEDIO ORIENTE
Le 15 regole del calcio in Medio Oriente

Regola n°1 : Gli Israeliani possono giocare sulle due parti del campo; i Palestinesi possono giocare solo nella loro metà campo.

Regola n°2 : Per ragioni di sicurezza, è proibito ai Palestinesi di passarsi il pallone fra di loro, poichè il pallone potrebbe colpire un giocatore israeliano.

Regola n°3 : Nel campo israeliano non ci sarà la porta .

Regola n°4 : La squadra israeliana è autorizzata a segnare gol in qualsiasi momento, ivi compreso l’intervallo.

Regola n°5 : Per ragioni di sicurezza, nessun tifoso palestinese è ammesso fra gli spettatori. Per le stesse ragioni, sono ammessi solo tifosi israeliani.

Regola n°6 : Spetta agli Israeliani scegliere i giornalisti sportivi e il contenuto dei loro articoli.

Regola n°7 : La squadra israeliana incoraggia i giocatori palestinesi a segnare dei gol nella loro porta. Quelli che si rifiuteranno saranno definiti terroristi ed interdetti dal gioco.

Regola n°8 : I giocatori palestinesi sono autorizzati a lasciare il terreno di gioco; a nessuno di loro è permesso di rientrarvi, ma possono farsi sostituire da giocatori israeliani.

Regola n°9 : La squadra israeliana sceglie l’arbitro e gli indica dove deve guardare.

Regola n°10 : Il capitano della squadra palestinese viene nominato dalla squadra avversaria.

Regola n°11 : I falli degli Israeliani non possono essere trasmessi in televisione.

Regola n°12 : Israele è autorizzato a recuperare il denaro donato dagli sponsor delle squadre palestinesi.

Regola n°13 : Solo i giocatori israeliani hanno il diritto di farsi la doccia.

Regol n°14 : La squadra palestinese giocherà dove e quando Israele lo deciderà.

Regola n°15 : Naturalmente, queste regole valgono solo per i Palestinesi. La squadra israeliana è autorizzata a cambiare le regole in ogni momento. Non è necessario avvertire i Palestinesi dei cambiamenti.


Sono un petalo di gelsomino

Questa modesta traduzione in "limba" (variante campidanese) mi è stata chiesta dalla poetessa Perlasmarrita. Accolgo onorato l’invito, anche se, forse, il senso può cambiare (e cambia sicuramente); così come accade in tutte le traduzioni, si perdono frammenti di emozioni e sensazioni legate ad una parola, pesata e soppesata per dare quel senso, non un altro, solo quello che ha voluto l’autore/autrice. Magari nella traduzione le sfumature "altre" colte ed inserite nel significante, fanno perdere il significato, in un caleidoscopio di emozioni e colori, legate al "traduttore" (me medesimo) pensante e parlante in biligue, che cerca di fotografarne il senso, il suo. Si fa quel che si può.

Seu folla de gesminu
ancora biu, inboddicau intre sei,
a su frius de s’ierru.
Cucuru de monti
cinciddau de biancu lassau,
chi si’ispàcciat in s’atesu suu,
o sceti ‘ranu de sènapa,
abarrau intre is pinnigas de is didus,
chi no s’est arrendiu a is zummiadas de bentu?
Prus no sciu.

Fia casteddu ‘e arena
murigau de un’unda prus forti,
pinnigau de s’amori ‘e su mari
in is profundidadis prus mannas
e m’agatu torra statzioni po viagianti,
stracus de logus atesus e de desertus,
chi cìrcant acòlliu
in is pibiristas de is fueddus.
Funàmbulu provisòriu
caminu a pitzus de arrogheddus de imbirdu,
circhendi s’anima mia
in d’unu ocèanu de solitùdini.


Sono un petalo di gelsomino
sopravvissuto, accartocciandosi,
al rigore dell’inverno.
Cresta di monte
sfavillante di bianco abbandono,
che si consuma nel suo orizzonte
o solo granello di senape,
rimasto tra le pieghe delle dita,
che non si è arreso alle folate di vento?
Più non so.

Ero castello di sabbia
sconvolto da un’onda più audace,
portato via dall’amore del mare
in fondo ai suoi abissi
e mi ritrovo stazione per viandanti,
stanchi di lontananze e di deserti,
che cercano ristoro
nelle increspature delle parole.
Funambola precaria
cammino su frammenti di vetro,
cercando la mia anima
in un oceano di solitudini.

(Francesca)


VALEO, IL MODELLO IRPINO

poichè me ne ha fatto richiesta Baader, un amico blogadore che ha cancellato il suo blog ma che ultimamente ha deciso di spaziare nei non luoghi che sono in rete, ne faccio subito un post, con la preghiera di postarlo quanto più blogadores in rete. la notizia deve viaggiare. Ne va del posto di lavoro di circa 160 operai, quindi del sostentamento delle loro famiglie.

il testo si trova in www.altrenotizie.org, a questo URL
VALEO, IL MODELLO IRPINO  
di Elle Esse

Domenica è giornata di riposo per buona parte del mondo lavorativo, ma non per gli operai della Valeo, azienda che produce materiale da cablaggio per auto, che sono impegnati nel presidio dello stabilimento di Avellino, dove hanno lavorato fino a mercoledì 3 maggio. Data nella quale gli operai stessi, riuniti in assemblea, hanno avuto notizia da parte dei rappresentanti sindacali riguardo la decisone da parte dell’azienda di arrestare la produzione con conseguente chiusura dello stabilimento. La lotta è stata concordata all’unanimità: presidio permanente davanti ai cancelli della fabbrica per non consentire il carico del materiale prodotto nell’ultimo periodo agli autoarticolati adibiti allo smistamento, accatastato nel magazzino dello stabilimento . Centosessanta operai rischiano di perdere il posto di lavoro poiché l’azienda ritiene eccessivo il costo della manodopera ed ha ritenuto conveniente spostare la produzione in paesi che offrono lavoro a basso costo come Polonia e Tunisia. Una strategia generale che sta affossando ormai il mondo del lavoro, in Italia come in Europa.Lo stabilimento nasce in terra irpina alla fine degli anni ’70, con la società SAM che si occupa della produzione di stampaggio di lamiere. All’inizio degli anni ’80 viene assorbito dalla Fiat, che ne continua la finalità produttiva fino al 1987, quando viene rilevato dalla società CAVIS che converte la produzione originaria nella lavorazione di materiale da cablaggio per auto. Dal 1993-94 sono i francesi della Labinal, prima, e Silea, dopo, ad alternarsi alla guida dello stabilimento.Nel 2001 è la Valeo, multinazionale francese,ad assorbire lo stabilimento che conta circa trecento operai. E’ l’inizio della fine. La multinazionale infatti è capace di distruggere una realtà produttiva che prima del suo avvento non aveva mai mostrato sintomi di crisi, nonostante piccole politiche di decentralizzazione fossero state avviate Nel quinquennio Valeo, a detta dei tanti operai presenti ai cancelli dello stabilimento presidiato, c’è stato un lento declino che ha visto perdere il posto di lavoro per circa 150 operai, costretti al prepensionamento, nonché la costante detrazione dallo stabilimento di macchine da lavoro. Nel 2001 infatti si contavano circa 50 macchine da taglio addette alla divisione dei cavi da cablaggio e 2 estrusori atti a produrre cavi elettrici. La produzione dello stabilimento avellinese forniva piccoli stabilimenti del casertano e stabilimenti Valeo in Tunisia,Marocco e Polonia. Ad oggi le macchine da taglio presenti sono 4 mentre gli estrusori sono praticamente scomparsi.Una costante opera di trasloco ha portato la produzione verso i paradisi della manodopera a basso costo, contribuendo in modo determinante allo smantellamento della realtà produttiva dello stabilimento Valeo di Avellino.Gli stessi operai che oggi rischiano il posto di lavoro sono stati utilizzati, tramite pressione dell’azienda, a tenere veri e propri corsi per insegnare l’utilizzo dei macchinari negli stabilimenti polacchi,tunisini e marocchini.Corsi che non hanno significato nemmeno un’adeguata retribuzione per gli operai in trasferta, che a loro insaputa hanno contribuito al passaggio di consegna del loro lavoro istruendo quelli sottopagati dei paesi sopra citati. La Valeo non è nuova a questa politica. Ha chiuso magazzini avanzati a Frosinone e Atessa (CH), stabilimenti a Melfi e Mariglianella e avviato una crisi che sembra non vedere sbocchi pure a Felizzano (AL) dove sono stati licenziati più di 1000 lavoratori.La drammatica situazione di Avellino è in spaventosa continuità con la politica della multinazionale, che in questo come negli altri casi è stata abile a nascondere ai lavoratori le sue intenzioni.Solo negli ultimi giorni,infatti, la situazione si è palesata agli occhi degli operai nella sua reale drammaticità. Fino a quando anche quella che sembrava una strategia ormai accettata dagli stessi sindacati di categoria e da grande parte degli operai e che consisteva in una tripartizione dei lavoratori si è rivelata fumo negli occhi. L’intesa, che prevedeva un terzo in cassa integrazione straordinaria per due anni e ricollocazione alla fine di questo periodo, un terzo in mobilità e destinati al prepensionamento ed un terzo che avrebbe continuato a lavorare nello stabilimento una volta che questo fosse stato trasformato in magazzino avanzato e quindi svuotato della sua attività produttiva, è stata disattesa dall’azienda nella riunione tenutasi presso l’unione degli industriali di Avellino il giorno giovedì 27 aprile. Quello che è stato comunicato dall’azienda è stata l’intenzione di chiudere lo stabilimento entro il mese di giugno.Non mancano le discussioni sulla drammatica situazione del mondo del lavoro e sulla incapacità della classe politica di recepire le esigenze del mondo produttivo,di fabbrica e non. Non basta agli operai l’aver incassato la solidarietà di molti esponenti politici, tra i quali l’onorevole Francesco Caruso neodeputato di R.C., che domenica mattina si è incatenato ai cancelli dello stabilimento. Si chiede un intervento celere che possa sbloccare la situazione e garantire quel posto di lavoro che significa poter sostenere intere famiglie.Domenica sera davanti ai cancelli della Valeo non c’erano solo gli operai di quella azienda. C’era una intera categoria produttiva che con il passare degli anni ha visto indebolire e distruggere diritti conquistati a caro prezzo con le lotte nelle fabbriche e nelle piazze. Finite al macero come una voce di bilancio della Valeo.Le speranze residue sono riposte in un vertice che mercoledì si è tenuto a Napoli, nella sede della Regione Campania, al quale hanno partecipato le istituzioni: Provincia di Avellino e deputati irpini, i sindacati provinciali di categoria e i rappresentanti della multinazionale. Secondo quanto emerso, Regione ed azienda hanno messo a punto un piano per ricevere commesse dalla FIAT per il cablaggio delle Stilo, che consentirebbe l’impiego seppur minimo di unità lavorative per produrre materiale da cablaggio,fino al 2009. Il 17 maggio la multinazionale siederà ad un tavolo con la FIAT e solo allora potrà essere chiara e definitiva la situazione. Operai e famiglie aspettano con ansia che ci sia una svolta positiva della vicenda e che non si arrivi a spostare la produzione negli stabilimenti tunisini che vorrebbe dire morte certa per le loro speranze.

Postatelo,linkatelo o fatelo girare fra i vostri contatti o fra i vostri amici (scegliete voi).E’ l’unico modo per scardinare la strategia della Valeo.

Saludos e ….. grazie


I giovani siedono curvi sui libri


Is giovoneddus sètzint incrubaus in is liburus

A ita ddis srebit istudiai?
No ddui est libru chi imparit
a cumenti tènniri s’àcua
candu ses pendi pendi in su filu spinau.


I giovani siedono curvi sui libri

A che gli serve studiare?
Non c’è libro che insegni
come avere dell’acqua
quando si pende da un reticolato.

– Bertolt Brecht – (Poesie 1938-1941)

"Campi" a confronto:

da wikipedia altro link

il problema dell’acqua in Palestina

Palestina e arabcomit

the wall e Le Monde Diplomatique

il muro

… e le sue caratteristiche     inoltre……..

peace link
indymedia


Sandro Pertini… un esempio per tutti.

Come deve essere il mio Presidente della Repubblica?
come
Sandro Pertini: una vita spesa per la giustizia e la libertà.

"Con la più larga maggioranza mai registrata in una votazione (832 voti su 995), Sandro Pertini diviene presidente della Repubblica Italiana il 9 luglio 1978 e rimane capo dello stato fino al 23 giugno 1985. Sandro Pertini è ricordato nella storia d’Italia per la sua salda fede nei principi di libertà, democrazia e rispetto delle persone che lo hanno portato in gioventù a essere strenuo oppositore del fascismo.
continua in……
disse:
– "Io credo nella nostra gioventu’, anche se vi e’ una frangia di giovani smarriti. La stragrande maggioranza della gioventu’, a mio avviso, e’ moralmente sana … I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onesta’, di coerenza e di altruismo … Se non volete che la vostra vita scorra monotona, grigia e vuota, fate che essa sia illuminata dalla luce di una grande e nobile idea". Con queste parole Sandro Pertini si rivolgeva agli Italiani nel suo messaggio per il nuovo anno (31.12.1979)"

– "Coerenza è comportarsi come si è e non come si è deciso di essere"


Tango … infernale

tango infernale (ringrazio mmarnademon, amica carissima che ultimamente posta quando può)

Visto che gli amici blogadores mi chiesero la traduzione tempo fa, provvedo a postare la traduzione
di El tango di Jorge Luis Borges, nella variante campidanese. Come sempre accetto consigli(nessuno è perfetto, … la perfezione, si dice, non è di questo mondo).

 Su Tangu
 – Jorge Luis Borges

Inui funt? Pregontat s’elegia
de chini no ddui est prus, cumenti chi siat
unu tretu inui s’Ariseru at a podit
èssiri s’Oi, su Giai e su Donniamodu.

Inui funt (torr’a nai) su disonestu
chi iat fundau, in pruinosas arrugas
de terra in istramancadas biddas,
sa setta de s’arresoya e de su coragiu?

Inui funt is chi passànt
lassendi a s’epica un’istoria,
unu mitu a su tempus, e chi chentz’e odiu,
dinai o passioni de amori si fiant istochiggiaus?

Calli morixeddus iscurius o cali assolau
de s’atru mundu at a bìviri s’umbra
tostada de-i cudda chi fiat un’umbra iscuria,
Muraña, cuss’arresoya de Palermu?

E cuddu Iberra terribili (de chini is santus
tenint piedadi) chi in d’unu ponti de s’arruga
iat bociu a fradi suu su Ñato, chi depiat
prus mortus de issu, aicci po agualai is medas?

Una mitologia de istochigiadoris
a pagu a pagu isparessit in su scadescidroxu;
una cantzoni de gesta s’est perdia
in surdas notitzias de cronaca.

Ddui est atra braxa, atra braxa arrubia
in su cinisu chi ddus castiat intreus
inguni ddui funt is superbus istochiggiadoris
e su pesu de s’ispada muda.

Mancai s’ispada ostili o cudd’atra ispada,
su tempus, ddus iant perdius in su ludu,
oi, prus inatis de tempus e de s’isciagurada
morti, guddus mortus bìvint in su tangu.

In sa mùsica bìvint, in su sonai
de s’indomàbili ghiterra treballosa
chi truèssat in sa milonga gioiosa
sa festa e s’innocentzia de su coragiu.

Fùrriat in su buidu s’orroda groga
de cuaddus e leonis, e intendu su sonu torrau
de-i cuddus tangus de Arolas e de Aregu
chi apu biu baddendi in s’arruga,

in d’un’istanti chi oi nd’istupat assolau,
chentze inantis ne agoa, mai iscadesciu,
e chi tenit su sabori de su pèrdiu,
de su pèrdiu e de su torrau a agatai.

In is acordus nci funt antigas cosas:
s’atra pratza e is cuadas tramas.
(agoa is murus sospetosus
su Sud achìstit un’istochìgiu e una ghiterra.)

Cudda ràfica, su tangu, cuddu diaulu mannu,
disfidat is annus afainadus;
fatu de prùinu e de tempus, s’òmini durat
prus pagu de sa lèbia melodia,
chi solu est su tempus. Su tangu creat su scuriu
giai passau irreali chi de aicci est berus
un’arregodu chi no es possibili de air destruiu
gherrendi, in d’unu corratzu de sa bidda.

Jorge Luis Borges
El tango
¿Dónde estarán?, pregunta la elegía
de quienes ya no son, como si hubiera
una región en que el Ayer pudiera
ser el Hoy, el Aún y el Todavía.
¿Dónde estará (repito) el malevaje
que fundó, en polvorientos callejones
de tierra o en perdidas poblaciones,
la secta del cuchillo y del coraje?
¿Dónde estarán aquellos que pasaron,
dejando a la epopeya un episodio,
una fábula al tiempo, y que sin odio,
lucro o pasión de amor se acuchillaron?
Los busco en su leyenda, en la postrera
brasa que, a modo de una vaga rosa,
guarda algo de esa chusma valerosa
de los Corrales y de Balvanera. .
¿Qué oscuros callejones o qué yermo
del otro mundo habitará la dura
sombra de aquel que era una sombra oscura,
Muraña, ese cuchillo de Palermo?
¿Y ese Iberra fatal (de quien los santos
se apiaden) que en un puente de la vía,
mató a su hermano el Ñato, que debía
más muertes que él, y así igualó los tantos?
Una mitología de puñales
lentamente se anula en el olvido;
una canción de gesta se ha perdido
en sórdidas noticias policiales.
Hay otra brasa, otra candente rosa
de la ceniza que los guarda enteros;
ahí están los soberbios cuchilleros
y el peso de la daga silenciosa.
Aunque la daga hostil o esa otra daga,
el tiempo, los perdieron en el fango,
hoy, más allá del tiempo y de la aciaga
muerte, esos muertos viven en el tango.
En la música están, en el cordaje
de la terca guitarra trabajosa,
que trama en la milonga venturosa
la fiesta y la inocencia del coraje.
Gira en el hueco la amarilla rueda
de caballos y leones, y oigo el eco
de esos tangos de Arolas y de Greco
que yo he visto bailar en la vereda,
en un instante que hoy emerge aislado,
sin antes ni después, contra el olvido,
y que tiene el sabor de lo perdido,
de lo perdido y lo recuperado.
En los acordes hay antiguas cosas:
el otro patio y la entrevista parra.
(Detrás de las paredes recelosas
el Sur guarda un puñal y una guitarra.)
Esa ráfaga, el tango, esa diablura,
los atareados años desafía;
hecho de polvo y tiempo, el hombre dura
menos que la liviana melodía,
que sólo es tiempo. El tango crea un turbio
pasado irreal que de algún modo es cierto,
un recuerdo imposible de haber muerto
peleando, en una esquina del suburbio